Kevin Warsh, presidente della Federal Reserve, vede nell’intelligenza artificiale il fattore che più pesa sull’economia statunitense e globale, tra tutti quelli che ricorda. Lo ha detto venerdì 16 ottobre a Bangkok, durante gli incontri annuali di Fondo monetario e Banca mondiale, come riporta l’agenzia AGI.

La sua lettura ha due tempi. Nel breve, il boom dell’IA può far salire i prezzi, perché gli investimenti e la domanda rischiano di surriscaldarsi. Nel lungo periodo, invece, Warsh si aspetta un beneficio considerevole: le economie capaci di sfruttare la tecnologia diventeranno più produttive e creeranno più ricchezza.

Sul lavoro, però, nessuna promessa. Warsh ammette di non sapere quali effetti ci saranno per l’occupazione da qui a 12-18 mesi. Il suo ottimismo, ha spiegato, è temperato da un forte senso di responsabilità. Tra dieci anni, a suo dire, si guarderà indietro a una svolta di dimensioni enormi.

Il percorso, ha avvertito, sarà pieno di ostacoli. Warsh ne cita due: l’incertezza su come funziona davvero la tecnologia e quella sull’assetto di mercato che prevarrà. Resta aperta anche la domanda su chi guadagnerà e su cosa accadrà a chi ha puntato sull’IA e si ritrova con aspettative deluse.

Il Fondo monetario ha espresso timori simili nella stessa settimana. Il rischio che segnala è un’inversione improvvisa di mercati e investimenti, con effetti sulla stabilità finanziaria. Pesano anche i dubbi sui ricavi del settore e sui guadagni di efficienza che porta. Warsh ha riconosciuto questi pericoli parlando con Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo.

Qui il discorso tocca la politica monetaria. La Fed ha rialzato i tassi a metà settembre, portandoli in una forchetta tra 3,75% e 4%, per frenare l’inflazione. Era il primo aumento in tre anni, e Warsh guida la banca centrale da maggio. Secondo AGI, gli Stati Uniti mancano l’obiettivo di inflazione al 2% da oltre cinque anni.

L’IA non è l’unica spinta ai prezzi. Dalla primavera il conflitto mediorientale ha fatto salire i costi degli idrocarburi, e questo ha acceso un’inflazione globale. Gli investimenti nell’IA si sommano al quadro e alimentano i prezzi in molte economie, Stati Uniti compresi. Per le banche centrali l’equazione si complica: energia cara, boom tecnologico come motore della crescita, rendimenti del debito sotto pressione nei Paesi avanzati.

Sulle mosse future Warsh non si è sbilanciato. La Fed valuta i dati a ogni riunione, ha detto, guardando fuori dalla finestra. Capire cosa porteranno gli anni 2027 e 2028 è naturale, ma nessuno ha una sfera di cristallo.

Un punto lo ha fatto invece con chiarezza: le banche centrali stanno stringendo la politica monetaria insieme. Il confronto riguarda India, Australia, area euro e Giappone, dove sono partiti gli aumenti. Per Warsh nessuno viaggia a sbafo sul lavoro degli altri, e lo considera un fatto positivo. Ha anche notato una resilienza dell’economia globale che qualche mese fa non avrebbe previsto.

Nel frattempo i mercati scommettono su tassi invariati alla riunione di novembre e su un altro aumento a dicembre. Quella riunione è la data da segnare: dirà se la Fed ritiene che la spinta dell’IA ai prezzi richieda ancora cautela.

Dichiarazioni di Kevin Warsh a Bangkok riportate dall’agenzia AGI, venerdì 16 ottobre 2026.