Wall Street ha premiato lunedì 21 settembre i titoli di Warner Bros Discovery e Paramount Skydance, saliti fino all’8% nella seduta. A muovere le quotazioni è stata un’indiscrezione del Wall Street Journal su un negoziato ormai vicino al traguardo fra Paramount e lo Stato della California, l’ostacolo che da luglio tiene ferma in tribunale l’acquisizione del gruppo mediatico.
L’intesa societaria risale al 27 febbraio scorso: Paramount Skydance pagherebbe 31 dollari per ogni azione di Warner Bros Discovery, tutto in contanti. L’operazione pesa 110 miliardi di dollari complessivi, con una quota vicina agli 81 miliardi riferita al solo capitale azionario. Paramount Skydance è nata quest’anno dall’unione fra la vecchia Paramount e Skydance Media, ed è oggi guidata dalla famiglia Ellison insieme al fondo RedBird Capital. Se il closing slitta oltre il 30 settembre, gli azionisti di Warner Bros Discovery incassano 0,25 dollari a titolo per ciascun trimestre di ritardo: una stima che secondo la stampa finanziaria statunitense sfiora i 7 milioni di dollari ogni giorno.
Il nodo che ha fermato tutto arriva da dodici procure statali. Il Dipartimento di Giustizia americano aveva già dato l’ok senza condizioni il 12 giugno, dopo otto mesi di istruttoria. Un mese dopo Rob Bonta, procuratore generale della California, ha aperto una causa affiancato da altri undici Stati, incluso quello di New York: la tesi è che l’operazione concentri troppo potere sia nelle sale cinematografiche sia nei diritti di trasmissione sul cavo. Bonta ha parlato pubblicamente di un rischio concreto per chi guarda film e serie, con prezzi più alti e meno scelta nei contenuti. Senza un’intesa prima, il processo resta fissato per marzo 2027.
I colloqui diretti fra Paramount e l’ufficio di Bonta si erano interrotti a fine agosto, in un clima descritto dalla stampa di settore come teso. Le voci circolate lunedì, non confermate finora dalle parti coinvolte, parlano di un pacchetto che comprenderebbe un miliardo e mezzo di dollari destinato alla produzione cinematografica californiana e l’impegno perché gli studios storici di entrambe le società restino operativi, con penali legate al mancato raggiungimento di un target produttivo annuo. Si aggiungerebbero la dismissione di una parte della programmazione trasmessa sul cavo, più una garanzia distinta sull’indipendenza editoriale di CNN.
Vale la differenza fra un evento certo e un contenuto ancora incerto: la trattativa in corso è reale, i suoi termini esatti no. Nessuna delle due aziende ha confermato lo schema riportato dal Wall Street Journal, e la ripresa dei colloqui dopo lo stallo di agosto non garantisce da sola un’intesa entro fine mese.
Secondo Money.it, che ha ripreso la ricostruzione del Wall Street Journal, il mercato sta scommettendo su un esito prima ancora che arrivi la conferma ufficiale delle parti. Chi ha in portafoglio uno dei due titoli farebbe bene a guardare al 30 settembre come alla vera scadenza da monitorare: prima di quella data arriva un’intesa formale, oppure scatta la penale che ogni giorno di ritardo aggiunge al conto di Paramount.
Dati e indiscrezioni riportati da Money.it, che cita una ricostruzione del Wall Street Journal, nell’edizione di lunedì 21 settembre 2026.