Poste Italiane ha superato quota 67% delle azioni Tim in circolazione lunedì 21 settembre, primo giorno della riapertura dei termini della sua Opas sul gruppo telefonico. Le nuove adesioni sono arrivate a un ritmo molto più lento rispetto alle fasi precedenti dell’operazione.
Nella giornata sono state portate all’offerta nuove azioni Tim per circa quattro decimi di punto percentuale del capitale complessivo della compagnia telefonica. Un flusso contenuto, che porta comunque la quota totale del gruppo postale appena sopra il 67%, un livello che consolida ulteriormente il controllo su una delle aziende più note del listino milanese.
L’Opas è la sigla con cui si indica l’operazione con cui Poste sta acquisendo azioni Tim, pagate in parte in contanti e in parte con titoli di nuova emissione. È lo strumento con cui il gruppo, attivo tra assicurazioni, servizi finanziari e recapito postale, sta ampliando la propria presa sulla più grande società italiana di telecomunicazioni.
Il rallentamento nella fase di riapertura racconta qualcosa di preciso. La platea di azionisti disposti a cedere i titoli si era già in gran parte esaurita nelle settimane precedenti, quando l’offerta era ancora nella sua finestra principale e la partecipazione era stata nettamente più ampia. Chi non aveva aderito prima ha avuto più tempo per osservare come si stava ridisegnando la proprietà del gruppo telefonico, eppure ha scelto in gran parte di restare fermo.
Ci sono almeno due letture possibili di questa scelta. La prima è pratica: chi è rimasto fuori dall’offerta potrebbe semplicemente considerare i termini economici poco convenienti rispetto a un mantenimento diretto delle azioni. La seconda riguarda l’informazione disponibile: con Poste già saldamente sopra il 67%, il destino della governance di Tim appare meno incerto di qualche mese fa, e questo riduce la pressione a decidere in fretta per chi non ha ancora ceduto i titoli.
Questo non vuol dire che l’operazione sia bloccata. Vuol dire che il margine di crescita per Poste, attraverso questa finestra supplementare, è più stretto di quanto lasciassero intendere i primi giorni dell’offerta. Mancano pochi giorni alla chiusura definitiva dei termini, e da qui in avanti ogni singola adesione pesa proporzionalmente di più sul risultato finale rispetto a quanto pesava all’inizio dell’operazione.
Per chi possiede ancora azioni Tim e non ha ancora deciso, la finestra si restringe. Con Poste già oltre il 67% del capitale, il titolo rischia di perdere liquidità in Borsa man mano che il flottante si riduce: un fattore da mettere sulla bilancia prima della scadenza dell’offerta, non dopo. Chi valuta di restare azionista di minoranza dovrebbe considerare anche quanto sarà facile, in futuro, vendere quelle azioni senza muovere il prezzo.
Dati riportati da Soldionline, che cita come fonte originale ANSA, relativi alla seduta di lunedì 21 settembre 2026.