Oura ha depositato il prospetto per quotarsi a Wall Street, con l’obiettivo di incassare circa 2,2 miliardi di dollari dalla vendita di 50 milioni di titoli, con una forchetta di prezzo che va da 40 a 44 dollari l’uno. Di questi, 13,5 milioni arriveranno direttamente dalle casse della società; i restanti 36,5 milioni li cedono i soci già presenti nel capitale.
Al livello più alto della forchetta, secondo un calcolo di Reuters, il valore di Oura sfiorerebbe i 15,6 miliardi di dollari su base fully diluted, cioè contando anche le azioni potenziali legate a stock option e strumenti convertibili. È quasi il quadruplo della valutazione con cui l’azienda aveva chiuso l’ultimo round privato.
I conti spiegano perché gli investitori sono interessati. Nei nove mesi terminati il 30 giugno, il fatturato è cresciuto del 74% rispetto all’anno prima, dai 697,6 milioni dell’anno scorso fino a un totale di 1,21 miliardi, mentre l’utile netto è passato da appena 1,6 milioni a 60,8 milioni: un salto che segna il momento in cui il business smette di bruciare cassa e comincia a generarne. I ricavi degli abbonamenti pesano sempre di più: sono saliti del 121% nello stesso periodo, fino a toccare quota 240,5 milioni.
Oura non è una matricola qualunque. Il round di Serie E chiuso lo scorso ottobre, guidato dal ramo Management & Research di Fidelity, aveva già portato oltre 900 milioni nelle casse dell’azienda e le aveva riconosciuto un valore di circa 11 miliardi. La domanda per l’Ipo era arrivata già a maggio, con un deposito riservato presso l’autorità di vigilanza sui mercati americana.
Fondata nel 2013, Oura vende anelli sensori che tracciano sonno, battito cardiaco e altri parametri, abbinati a un abbonamento mensile che sblocca oltre 50 metriche di salute personalizzate. Il modello ricorda quello di Whoop o dei più noti smartwatch, ma senza schermo: l’ultimo modello, il Ring 5, costa 399 dollari (499 per le finiture premium), a cui si aggiunge la membership completa, in abbonamento a 5,99 dollari mensili oppure 69,99 pagando l’intero anno.
Il numero che convince Wall Street non è però il prezzo del gioiello, ma la fedeltà di chi lo indossa. Nell’ultimo anno l’azienda ha piazzato circa 3,6 milioni di anelli e conta oggi 5 milioni di iscritti paganti in 56 paesi, una base che continua a pagare mese dopo mese anche dopo l’acquisto iniziale.
Chi valuta di sottoscrivere l’Ipo dovrebbe guardare proprio a quella ricorrenza degli abbonamenti più che alla crescita delle vendite di hardware: è quel flusso a determinare se Oura reggerà il confronto con i colossi tecnologici quotati sullo stesso listino nei prossimi trimestri.
Dati e cifre sull’operazione riportati da Forbes.it nell’articolo pubblicato lunedì 21 settembre 2026.