Il contratto trimestrale sul rame quotato a Londra ha superato 14.500 dollari alla tonnellata lunedì 21 settembre: a New York, sul mercato Comex, la stessa forza si traduce in un prezzo di 6,73 dollari alla libbra. Il rame viaggia comunque ancora un poco al di sotto della quotazione record segnata il 7 settembre, 14.535 dollari alla tonnellata. Da inizio anno il progresso ha superato il 16%.
Gli operatori seguono con attenzione un indicatore poco noto fuori dagli addetti ai lavori: il premio di Yangshan, la differenza che gli importatori cinesi versano per portare il rame nel porto di Shanghai rispetto al prezzo di riferimento fissato a Londra. La rassegna quotidiana Commodities Feed di ING, ripresa lunedì da FXStreet, ha quantificato quel differenziale in 124 dollari a tonnellata, cifra che non si vedeva da novembre del 2022. Le stime di Trading Economics sono leggermente più basse, 121 dollari, ma confermano lo stesso quadro: un massimo pluriennale. Quando questo sovrapprezzo cresce così tanto vuol dire che Pechino, il maggiore acquirente di rame al mondo, sta accelerando gli ordini oltre il semplice bisogno di rifornire i magazzini.
C’è poi una componente tutta americana: le aziende statunitensi stanno anticipando gli acquisti in previsione di eventuali dazi sul rame raffinato, un comportamento che sta sottraendo materiale al mercato globale e mantiene strutturalmente più alta la quotazione di New York rispetto a quella londinese.
Sul lato dell’offerta pesa ancora quanto accaduto nella miniera di Grasberg, in Indonesia: uno dei più grandi giacimenti di rame del pianeta, gestito da Freeport-McMoRan, colpito l’8 settembre 2025 da una frana. Nell’incidente persero la vita alcuni lavoratori e la società dichiarò lo stato di forza maggiore, tanto che Goldman Sachs corresse le proprie stime per il 2025, passando da un attivo previsto di 105.000 tonnellate a una carenza di 55.500 tonnellate. Freeport ha smentito a maggio ulteriori slittamenti, puntando comunque al ritorno alla piena produzione entro il 2027: dodici mesi dopo il crollo, però, il mercato globale non ha ancora recuperato quella tonnellata mancante. Trading Economics aggiunge che si registrano ulteriori stop produttivi in Cile, in Indonesia e nella Repubblica Democratica del Congo, per incidenti diversi e per condizioni meteo avverse.
Sul fronte della domanda, oltre alla spinta cinese, pesano i data center dedicati all’intelligenza artificiale e i forti investimenti nelle reti di trasmissione elettrica, due comparti che assorbono grandi quantità di rame e sostengono le stime di consumo dei prossimi anni.
In Italia non si estrae rame su scala industriale, ma il paese ne resta esposto in altri modi: attraverso produttori di cavi come Prysmian, attraverso i costi delle opere legate alla transizione energetica, dalle reti alle fonti rinnovabili fino alla mobilità elettrica, e attraverso i bilanci, più in generale, delle aziende manifatturiere che impiegano il metallo rosso come materia prima industriale. Prezzi più alti del metallo pesano sugli investimenti proprio ora che l’Europa accelera sulle reti elettriche e sui centri di calcolo per l’intelligenza artificiale.
Restano sul tavolo diversi elementi di incertezza. Il rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve nella settimana precedente potrebbe, se raffredda l’attività industriale nel mondo, ridurre gli acquisti fisici di rame nei mesi a venire. Anche il quadro dei dazi statunitensi resta tutto da scrivere: se la versione finale del provvedimento si discostasse dalle attese attuali, il differenziale tra le quotazioni di New York e Londra rischierebbe una correzione rapida. Va infine ricordato che le quotazioni sono già salite molto nell’ultimo anno: se il ritmo degli ordini cinesi rallentasse una volta esaurita l’ondata di acquisti fuori norma che il premio di Yangshan sta mettendo in luce, il mercato potrebbe scivolare in una fase di pausa o di ripiegamento.
Chi lavora nella filiera elettrica o nell’edilizia impiantistica farebbe bene a monitorare proprio il premio di Yangshan nelle prossime settimane: è quel numero, più del prezzo in sé, a dire se la domanda cinese resta eccezionale o si sta già normalizzando.
Dati ed elaborazioni riportati da Money.it lunedì 21 settembre, con la rassegna Commodities Feed di ING diffusa lo stesso giorno da FXStreet.