Giovedì 5 novembre Wall Street ha chiuso la seduta peggiore da aprile 2025: il Nasdaq ha perso il 5,5%, l’S&P 500 oltre il 4% e il Dow Jones più di 1.800 punti. Secondo Il Messaggero, in una sola giornata il listino ha visto evaporare un valore di 3.200 miliardi di dollari. Gli investitori temono che la spesa per l’intelligenza artificiale rallenti.
Il Nasdaq è entrato così in correzione: dal massimo del mese scorso ha ceduto ormai oltre il 10%. Appena mercoledì 4 novembre, dopo la vittoria dei democratici alle elezioni americane, il Dow Jones aveva segnato un rialzo di oltre 1.500 punti, il migliore da aprile 2025. L’euforia è durata una sola sessione.
Il nodo sono i data center, cioè i grandi impianti che addestrano e fanno funzionare i modelli di IA. Chi ha votato ha mostrato di non volerli vicino a casa. I democratici avranno da gennaio la maggioranza in Camera e Senato e preparano audizioni sullo sviluppo dell’IA. La loro agenda è opposta a quella di Donald Trump, molto generoso finora con le big tech. Il senatore Bernie Sanders chiede uno stop nazionale ai nuovi impianti.
Perché un voto sui centri di calcolo pesa tanto sui listini? Tim Holland, che guida gli investimenti di Orion, ricorda che per tre anni la spesa in IA ha trainato l’economia statunitense, anche se molti sospettavano una bolla. Se quella spesa frena, soffrono per prime le aziende che vivono di forniture.
Le vendite hanno colpito per primi i produttori di chip. I semiconduttori hanno lasciato sul terreno oltre il 10% come indice di settore, il ribasso più forte da marzo 2020, ai tempi della pandemia. Micron e Amd hanno perso circa il 17%, mentre Broadcom e Nvidia si sono fermate al 9% in meno.
I neocloud hanno fatto peggio. Sono società che prendono a debito i fondi per acquistare i chip di Nvidia, li montano nei propri data center e poi danno in affitto la capacità di calcolo agli sviluppatori di IA. Iren ha lasciato il 16% e Nebius il 15%, mentre CoreWeave ha ceduto quasi un decimo del valore. Per Jay Hatfield, che guida Infrastructure Capital Advisors, il panico è legato solo ai chip.
Il segnale politico più temuto arriva dal Texas, dove i data center crescono più in fretta che altrove. La democratica Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore uscente, il repubblicano Greg Abbott, dopo aver promesso lo stop immediato dei nuovi impianti. James Talarico ha conquistato un seggio al Senato e in un comizio ha accusato Elon Musk di aver versato ai candidati repubblicani una somma vicina al mezzo miliardo di dollari.
Le aziende di Musk hanno pagato il conto. Tesla è scesa fino al 12% e SpaceX all’11%. Bloomberg calcola che insieme abbiano bruciato 411 miliardi dal giorno delle urne. A metà giornata il patrimonio di Musk era sceso a circa 790 miliardi.
Anche Trump Media, la società di Truth Social, ha sofferto. Mercoledì ha chiuso a 4,49 dollari dopo un calo del 24,5%, un minimo mai toccato prima. Giovedì mattina è arrivata a 3,80 dollari.
Qualcosa si muove già sul fronte delle imprese. OpenAI ha reso pubblici nuovi impegni, a partire da quello di coprire per intero la bolletta energetica dei propri data center, due giorni dopo il voto.
Chi ha ETF su Nasdaq o semiconduttori in portafoglio dovrebbe guardare a gennaio. Lì si capirà se le audizioni sull’IA diventano regole concrete per i data center.
Notizia tratta da Il Messaggero, articolo di Angelo Paura pubblicato venerdì 6 novembre 2026.