Giovedì 5 novembre Leonardo ha perso il 3,31% a Piazza Affari, con il titolo a 49,43 euro alle 13
, mentre il FTSE MIB saliva dello 0,36%. I conti dei nove mesi sono buoni. A far scendere le azioni sono due cose: una guidance che migliora solo sugli ordini e le previsioni abbassate da Rheinmetall, che hanno trascinato con sé la difesa europea.Il dato più forte è il portafoglio ordini, salito a 60.372 milioni di euro. Non era mai stato sopra i 60 miliardi. A fine settembre 2025 si fermava a 47.261 milioni. Gli ordini raccolti tra gennaio e settembre hanno raggiunto 23,3 miliardi, con una crescita del 27,8%. I ricavi sono a 15,3 miliardi, in aumento del 14,2%.
La redditività corre più dei ricavi. L’EBITA, cioè il risultato operativo prima delle voci straordinarie e dei costi contabili delle acquisizioni, è cresciuto del 37,7% e vale 1,3 miliardi. Il ROS arriva all’8,5%, più alto di un punto e mezzo rispetto a un anno fa. Il solo terzo trimestre ha portato ricavi di 5.344 milioni e un EBITA da 521 milioni. Jefferies, nella nota letta alla vigilia, stimava 5,22 miliardi di ricavi e 482 milioni di EBITA.
I problemi stanno nelle previsioni per tutto l’anno. Per gli ordini l’obiettivo è circa 29,5 miliardi: a luglio era 28,2. Tutto il resto resta fermo. I ricavi restano intorno a 22,1 miliardi, l’EBITA a circa 2,21 miliardi, l’indebitamento netto intorno a 2,2 miliardi. Confermata anche la cassa dopo gli investimenti, chiamata free operating cash flow: l’attesa è di circa 1,37 miliardi. Nessun ritocco sulla redditività, e il mercato se lo aspettava.
La crescita, poi, non è tutta organica. Da marzo entra nel perimetro IDV, la divisione difesa di Iveco acquistata per 1,6 miliardi circa, che ha aggiunto al portafoglio ordini per 6 miliardi circa. Escludendola, i ricavi crescono del 9%, mentre per gli ordini l’aumento è 22,4%. Sono numeri solidi, ma più bassi di quelli del gruppo nel complesso.
Il punto debole resta la cassa. In nove mesi la gestione ha assorbito 68 milioni, mentre un anno prima il saldo negativo era di 426. Il debito netto è salito a 3.325 milioni per colpa dell’esborso su IDV. Per rispettare la guidance, nell’ultimo trimestre servono 1,44 miliardi di cassa e 910 milioni di EBITA circa.
Intanto Rheinmetall ha abbassato le stime 2026. I ricavi attesi scendono a circa 13,2 miliardi, mentre la forchetta precedente andava da 13,7 a 14,2 miliardi. Il margine operativo passa dal 19% circa al 18,5%. Il gruppo tedesco indica due cause: i ritardi del progetto Arminius dell’esercito tedesco, che si potrà assegnare solo l’anno prossimo, e i collaudi rinviati su alcuni lotti di munizioni d’artiglieria. Per le agenzie internazionali è la seconda revisione in tre mesi. A Francoforte il titolo ha ceduto il 16,5% e ha provocato un contraccolpo ha raggiunto Thales e Fincantieri. A marzo era già andata così.
Per Leonardo il legame con il gruppo tedesco non è solo di settore. L’amministratore delegato Lorenzo Mariani cita, tra i passi del piano strategico, le alleanze industriali con Rheinmetall e con Baykar, società turca. Quella con i tedeschi, Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, costruisce mezzi corazzati per l’Esercito italiano. Secondo Milano Finanza, a ottobre avrebbe ottenuto commesse da 3,7 miliardi circa.
Dal lato tecnico, Money.it segnala che il titolo è sceso sotto i 50 euro. In seduta ha toccato 48,865 euro, scendendo sotto la media dei prezzi delle ultime 20 sedute, che passa a 49,20, e poi ha recuperato un po’. Il prossimo appoggio è 48,47. La tendenza di fondo, misurata dalla media a 200 sedute, sta a 53,64: è ancora lontana.
La data da segnare è quella dei conti sul quarto trimestre. La cassa da 1,44 miliardi dirà se Leonardo sa trasformare gli ordini in consegne.
Secondo Money.it, che ha pubblicato l’analisi giovedì 5 novembre 2026, il titolo Leonardo ha perso terreno in Borsa dopo i conti dei nove mesi.