Commerzbank ha smesso di opporsi a UniCredit. Giovedì 5 novembre la ceo Bettina Orlopp, nel commentare i risultati dei nove mesi, ha annunciato di aver avviato i preparativi per entrare nel gruppo milanese. Lo riporta Money.it.
I numeri spiegano l’interesse. Da gennaio a settembre la banca tedesca ha chiuso con 2,67 miliardi di euro di utile netto, il 41% in più. Il solo terzo trimestre ha portato 859 milioni. Per il 2026 resta l’obiettivo di almeno 3,4 miliardi, mentre la stima sul margine di interesse scende a 8,5 miliardi da 8,6, per la maggiore concorrenza sui depositi.
L’operazione è partita il 16 marzo con un’offerta di scambio: ogni azione Commerzbank vale 0,485 titoli UniCredit. Hanno aderito azionisti con il 17,60% del capitale. Sommando la quota diretta del 26,77% e un altro 3,22% in strumenti con consegna fisica, a offerta completata UniCredit sale al 47,59% del capitale e al 49,65% dei voti. La BCE ha dato l’ok il 15 ottobre.
I titoli aderenti non hanno ancora cambiato mano. Mancano le autorizzazioni antitrust e quelle delle autorità finanziarie, Polonia inclusa per via di mBank. Bruxelles ha fissato il 16 novembre per decidere, e Commerzbank prevede l’ultimo via libera entro fine anno oppure, se slitta, entro marzo 2027.
Per chi ha UniCredit in portafoglio, il primo effetto sono le azioni nuove: da 92 a 96 milioni, poco sopra il 6% di quelle in circolazione, che superano 1,5 miliardi. L’utile in più portato dalla quota aderita vale circa 600 milioni all’anno, un po’ oltre il 5% dei profitti del gruppo. Prima delle sinergie, quindi, l’utile per azione resta sostanzialmente invariato.
Il vantaggio dipende da quelle sinergie, che UniCredit valuta 1,2 miliardi prima delle imposte. Gli analisti di Citi le hanno giudicate molto ambiziose. La stima viene dalla banca stessa e nessuna verifica indipendente la conferma.
I riacquisti di azioni sono stati i primi a pagare. UniCredit ha annullato a luglio il programma da 4,75 miliardi dell’esercizio 2025, per mettere quel capitale in Commerzbank. Il dividendo in contanti resta. L’acconto indicato a luglio è di circa 2,8 miliardi, cioè 1,86 euro a titolo sulle azioni di oggi. Lo stacco è previsto il 23 novembre, ma importo e date definitive toccano al consiglio di amministrazione.
Sul capitale il consolidamento pesa. Per UniCredit l’effetto iniziale sul CET1 vale circa 200 punti base. Il coefficiente passerebbe dal 15% circa atteso a fine 2026 a una zona intorno al 13%.
Per i correntisti italiani di UniCredit nell’immediato non cambia nulla: stessa banca, stessi contratti, stessi IBAN. Idem per i clienti Commerzbank o comdirect, almeno nella prima fase, perché Commerzbank resterà una banca autonoma.
Un punto riguarda chi ha molta liquidità in Germania. La tutela di legge arriva a 100.000 euro per ogni cliente presso ogni banca, quindi chi è cliente sia di Commerzbank sia di HVB oggi ha due coperture. Con una fusione diventerebbero una. Resta il fondo volontario delle banche tedesche private: protegge fino a 3 milioni a persona e dal 2030 scenderà a 1 milione.
Le date da segnare sono due: il 16 novembre per la decisione di Bruxelles e il 23 novembre per l’eventuale stacco dell’acconto.
Secondo Money.it, che ha ricostruito l’operazione sui documenti ufficiali delle due banche, la notizia è stata pubblicata il 5 novembre 2026.