Il Dow Jones ha vissuto mercoledì la sua seduta peggiore dell’anno, con un calo del 2,2% e una perdita secca di 1.153 punti. Lo riporta Forbes Italia, secondo cui l’indice è finito al livello più debole delle ultime quattro settimane, proprio nelle ore successive alla decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi d’interesse. Una scelta che sulla carta sembrava scontata, ma che nasconde una spaccatura interna alla banca centrale americana, ormai difficile da ignorare.
Il FOMC, il comitato di politica monetaria della Fed, ha tenuto i tassi fermi, portando la forchetta al 3,5% e al 3,75%. Questa volta però il voto è stato di 9 a 3, non unanime come un mese fa. I tre membri che si sono opposti chiedevano invece un rialzo dello 0,25%: un segnale che dentro il comitato cresce la corrente di chi teme più l’inflazione che una frenata dell’economia.
Il comunicato ufficiale ha comunque descritto un ritmo di crescita sostenuto per l’economia americana, nonostante il conflitto ancora aperto con l’Iran. È proprio questo scarto, tra la fotografia rassicurante offerta dalla Fed e la reazione nervosa dei listini, ad aver trascinato al ribasso anche gli altri indici principali. L’S&P 500 ha perso l’1,5%, il Nasdaq l’1,7%: entrambi restano comunque sopra il 5% di progresso da inizio anno.
Guardato su un orizzonte più lungo, il quadro resta positivo per il Dow Jones, che nel semestre ha messo a segno un progresso del 5,1%, con un recupero pieno rispetto al tonfo di marzo legato al conflitto in Iran e al rincaro del greggio. Da un minimo attorno ai 45.100 punti toccato in primavera, l’indice è poi risalito fino a un’area vicina ai 51.000 punti, soglia attorno alla quale si muove ormai da metà giugno. Il progresso complessivo da gennaio arriva al 7,3%.
Dietro le incertezze della Fed c’è anche un cambio recente al vertice. Il presidente Trump ha scelto Warsh per guidare la banca centrale, dopo mesi di critiche dirette al suo predecessore Jerome Powell, accusato di aver gestito male l’eredità inflattiva della pandemia. Warsh non ha ancora sciolto la riserva sulla direzione da dare ai tassi nel breve periodo, mentre Lorie Logan, che guida la Fed di Dallas, spinge per un costo del denaro più alto e per una linea più restrittiva.
Nessun taglio dei tassi è previsto per quest’anno. Già nell’incontro di giugno, il comitato aveva anticipato che un allentamento non arriverà prima del secondo trimestre del 2027. Diverso è il parere di Bank of America: i suoi analisti prevedono altri rialzi entro dicembre, con la forchetta che salirebbe al 4,25% e al 4,5%.
Chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando un nuovo finanziamento farebbe bene a non contare su un allentamento nel breve termine. Se lo scenario prospettato da Bank of America si realizza, il costo del credito resterà un vincolo concreto per famiglie e imprese ben oltre la fine dell’anno.
Dati ripresi da Forbes Italia, articolo di Antonio Pequeno IV pubblicato il 30 luglio 2026.