Il conflitto in Iran ha spinto l’inflazione italiana di 2,8 punti percentuali negli ultimi sei mesi. Lo certifica uno studio realizzato dal C.r.c., il centro che si occupa di ricerca e formazione sui consumi, insieme ad Assoutenti, l’associazione che tutela i diritti dei consumatori: un’analisi condotta sui numeri ufficiali pubblicati dall’Istat. Se i listini restano fermi a questi livelli fino a dicembre, la spesa aggiuntiva per le famiglie italiane toccherà quota 24,6 miliardi di euro, circa 926 euro l’anno per ogni nucleo.
Il calcolo confronta l’indice dei prezzi rilevato a febbraio con le rilevazioni più aggiornate diffuse dall’istituto di statistica. Tre comparti spiegano gran parte del rincaro: la tecnologia, i trasporti e l’energia, a cui si aggiunge un capitolo alimentare più contenuto ma comunque avvertito nella spesa quotidiana.
Nel comparto tecnologico gli aumenti più marcati riguardano gli oggetti legati alla memoria digitale: schede e chiavette USB hanno un prezzo superiore del 58,5% a quello di febbraio. Seguono caricabatterie, power bank e cavi, saliti del 27%, mentre computer portatili e tablet segnano un rincaro del 14%. Console e videogiochi costano il 12,4% in più.
I trasporti pesano ancora di più sul portafoglio di chi viaggia. Le tariffe dei traghetti sono cresciute del 54,2% per effetto del caro gasolio. I voli intercontinentali costano oggi il 36,7% in più di sei mesi fa, quelli europei il 26,5%, quelli nazionali il 24,6%. Il noleggio di attrezzatura sportiva e da campeggio e l’ingresso agli stabilimenti balneari sono saliti entrambi di circa il 51%, un rincaro legato in parte alla stagione estiva più che alla guerra.
L’energia resta il canale più diretto attraverso cui il conflitto arriva in bolletta. Il gasolio da riscaldamento costa il 31,6% in più, il gas distribuito tramite rete il 27,8%. Sono due voci che peseranno soprattutto quando le temperature scenderanno e i consumi domestici per il riscaldamento aumenteranno.
Sul fronte alimentare il quadro cambia da prodotto a prodotto. Gabriele Melluso, che guida Assoutenti, segnala rincari sostanziosi su alcuni ortaggi: i finocchi sono saliti del 19,7%, le fragole del 15,8%, broccoli e cavolfiori del 15,7%, i limoni dell’11,2%. Non tutto sale allo stesso ritmo: melanzane e zucchine costano rispettivamente il 33% e il 25% in meno, un calo legato alla loro stagionalità estiva.
Furio Truzzi, che presiede la componente scientifica del C.r.c., riconduce l’insieme dei dati a un solo meccanismo. L’aumento dei costi energetici e logistici innescato dal conflitto si è trasferito sui prezzi al dettaglio, riducendo il potere d’acquisto reale delle famiglie. La stima resta legata a un’ipotesi precisa, quella di prezzi fermi ai livelli di metà settembre: un’eventuale distensione sul fronte energetico abbasserebbe la cifra finale.
Chi deve pianificare le spese dell’inverno farà bene a mettere in conto una bolletta di gas e riscaldamento più pesante nei prossimi mesi, insieme al costo già più alto dei viaggi prenotati per le feste di fine anno.
Dati tratti dallo studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi con Assoutenti, riportato da Soldionline sabato 19 settembre 2026.