Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha escluso sabato 19 settembre, a margine dell’Ecofin di Dublino, che l’ultima manovra di questa legislatura sarà improntata al rigore. Il governo punta ancora a un alleggerimento fiscale per il ceto medio, un impegno che dura da quattro anni.
Tra i nodi da sciogliere prima del testo definitivo, atteso in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane, figura il costo dell’energia, capace di incidere sull’inflazione in una fase segnata da due guerre con effetti sull’economia globale.
Prima di quel testo, però, serve completare la ricognizione delle risorse disponibili. Il dato definitivo sul rapporto deficit/Pil del 2025 arriverà martedì, quando l’Istat lo renderà pubblico: se risulterà sotto il 3%, l’Italia uscirebbe dalla procedura d’infrazione europea aperta nel 2024, con margini di spesa aggiuntivi per la manovra. In caso contrario, le risorse disponibili si ridurrebbero.
Giorgetti ha usato un paragone calcistico per dire che l’esito non dipende dal governo: la valutazione spetta a un’Istat che considera pienamente autonoma, come un arbitro il cui fischio decide la partita.
Sul fronte dei conti pubblici pesa anche lo shock energetico. Giorgetti ha ricordato gli interventi di BCE e Federal Reserve sui tassi d’interesse, sostenendo che l’inflazione degli ultimi anni nasce da uno shock dal lato dell’offerta. Una linea monetaria più stretta, ha detto, aiuta a contenere ma non elimina la causa di fondo. Se i due conflitti in corso proseguono su questi ritmi, ha aggiunto, i prezzi energetici sono destinati a salire ancora.
Il primo tassello della manovra è già arrivato: il governo ha deciso di eliminare il bollo su auto e moto dal 2027 per i veicoli fino a 80 kW di potenza, e Giorgetti conferma l’intenzione di renderlo permanente. Dei 2,3 miliardi necessari per compensare il mancato gettito, una quota arriva da fondi Pnrr non spesi, risorse che non potevano essere destinate ad altro.
Il ministro rivendica anche una misura meno visibile: la riduzione del cuneo fiscale, comprensiva della parte contributiva, avviata negli anni scorsi, che secondo il ministro vale complessivamente 40/50 miliardi di minore pressione fiscale. Secondo Giorgetti quella riduzione ha avuto meno eco mediatica della cancellazione del bollo, pur pesando di più sul reddito delle famiglie.
Le opposizioni leggono la scelta sul bollo come un’operazione a orientamento elettorale, e avvertono che il mancato incasso per le casse degli enti locali rischia di ripercuotersi sui servizi sanitari regionali.
Sul tavolo della prossima manovra resta anche un nuovo intervento sul cuneo fiscale: riguarderebbe i redditi che non superano i 60mila euro, con un’aliquota ridotta al 33%. Per chi rientra nel sistema contributivo misto, la Lega chiede una via d’uscita dal lavoro fissata a 64 anni, platea stimata in 180mila persone, con un costo di circa 5 miliardi spalmato su tre anni. Forza Italia insiste sulla detassazione della tredicesima, mentre entrambi i partiti chiedono un aumento delle pensioni minime.
Per chi si avvia alla pensione nel sistema contributivo misto, la finestra a 64 anni resta un’ipotesi legata alle coperture disponibili. Per tutti gli altri contribuenti, il dato Istat di martedì stabilisce quante risorse aggiuntive la manovra avrà davvero a disposizione.
Dichiarazioni riprese da Agi.it, che ha seguito Giorgetti a margine dell’Ecofin di Dublino sabato 19 settembre 2026.