Wall Street ha aperto la seduta di martedì con il segno diviso tra i tre indici principali. Il Dow Jones guadagna lo 0,53%, pari a 276,33 punti, mentre Nasdaq e S&P 500 cedono rispettivamente lo 0,63% e lo 0,15%. A pesare sui due indici è soprattutto il comparto dei semiconduttori, in ribasso diffuso fin dalle prime contrattazioni.
Chi ha un portafoglio orientato alla tecnologia, per esempio tramite un fondo indicizzato al Nasdaq 100, vede oggi l’effetto diretto di quel ribasso: i produttori di chip pesano sull’indice più di quanto pesino sull’economia reale, e una loro giornata storta si riflette subito nel numero finale. Il fenomeno non è nuovo: nelle ultime settimane il comparto ha già mostrato oscillazioni più ampie del resto del listino tecnologico, ogni volta che un singolo produttore ha pubblicato previsioni deludenti sulla domanda di chip.
La settimana si annuncia densa sul fronte societario. Pubblicano i risultati trimestrali quattro tra i nomi più pesanti sugli indici tecnologici americani: Microsoft, Apple, Amazon e Meta. Gli operatori stanno già valutando quanto quei conti potranno pesare sul comparto tech, dopo giorni in cui i semiconduttori hanno guidato la debolezza del Nasdaq. Un utile sopra le attese da parte di uno solo di questi quattro gruppi basterebbe a cambiare il segno della settimana per l’intero indice.
Domani la Federal Reserve fa sapere cosa deciderà sui tassi di interesse. Il mercato dà per scontato che restino fermi, ma cerca indicazioni sulla rotta della politica monetaria nei prossimi mesi. Secondo quanto riporta Wall Street Italia, il FedWatch Tool, realizzato dal CME Group per misurare le probabilità implicite nei contratti future sui Fed funds, prezza un rialzo di 25 punti base a settembre. Le proiezioni del mercato sui tassi cambiano spesso nelle settimane che precedono una riunione della banca centrale americana: il dato di domani sarà il primo aggiornamento concreto dopo settimane di sole aspettative, non l’ennesima previsione.
Sul fronte energia resta alta l’attenzione sui negoziati per riaprire il cosiddetto stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita una quota rilevante del petrolio del Golfo Persico: vi partecipano Iran, Oman e Arabia Saudita. Il greggio WTI trattato al NYMEX cede intanto l’1,89% e il prezzo del barile scende a 81,05 dollari. Un calo del genere, se confermato nei prossimi giorni, si tradurrebbe in un beneficio marginale sul prezzo dei carburanti in Italia: l’effetto reale dipenderà però dal cambio euro-dollaro e dalle accise, non solo dalla quotazione del greggio.
Per chi segue i listini americani, lo snodo vero arriva domani. La decisione della Fed e le prime trimestrali di Big Tech diranno se il rimbalzo di oggi del Dow Jones tiene o se anche quell’indice torna sotto pressione: chi ha un ordine di acquisto pronto su un titolo tech farebbe bene ad aspettare quei due segnali prima di eseguirlo.
Dati e cronaca di mercato riportati da Wall Street Italia nell’edizione di martedì 28 luglio 2026.