Volkswagen sta valutando la cessione di Ducati, e questa volta il tema è tornato davvero sul tavolo del gruppo tedesco. A riportarlo in agenda è stato l’amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, il marchio che controlla la casa bolognese dal 2012.

Döllner ha spiegato a Bloomberg che il gruppo sta portando avanti una linea di gestione rigorosa del portafoglio, e che discutere di Ducati fa parte di quel processo, senza che sia stata presa alcuna decisione. Le classiche smentite di circostanza, insomma, questa volta non hanno chiuso il discorso.

Gli analisti citati da Bloomberg stimano che il marchio possa valere intorno a 1.250 milioni di euro. Ducati impiega circa 2.000 persone, la gran parte nello stabilimento di Borgo Panigale. Il gruppo aveva già considerato l’ipotesi di cedere il marchio nel 2017, salvo poi bloccare tutto per le proteste dei sindacati.

Oggi lo scenario è diverso. La casa bolognese rientra tra le circa 600 attività, su duemila partecipazioni complessive, che il consiglio di sorveglianza sta passando al setaccio per tagliare il perimetro del gruppo di un terzo. Non è più una singola trattativa isolata: è una revisione sistematica di cosa Volkswagen vuole ancora possedere.

Il contesto spiega la fretta. Volkswagen affronta una crisi industriale profonda, e il piano di rilancio prevede il taglio di centomila posti di lavoro, oltre alla ristrutturazione di stabilimenti come Neckarsulm, Zwickau, Emden e Hannover. Ducati, in questo quadro, pesa come un asset da cui si può estrarre valore subito, non come un marchio da tenere per prestigio.

Il caso più netto di questa svolta è Osnabrück, il più piccolo tra gli impianti del gruppo, che finora produceva le versioni cabrio di T-Roc e Arteon. L’impianto doveva chiudere entro il 2027; sarà invece venduto e riconvertito alla produzione per la difesa aerea.

La quota di maggioranza andrà al fondo Aurelius Capital, un investitore israeliano, mentre la Bassa Sassonia, il Land storicamente socio di Volkswagen, resterà azionista di minoranza per proteggere l’occupazione. Il comitato aziendale, guidato da Daniela Cavallo, stima che più di 1.200 lavoratori su 2.300 complessivi passeranno al nuovo ramo difesa. I due acquirenti hanno già avviato una collaborazione industriale con Rafael Advanced Defense Systems, l’azienda israeliana nota per componenti del sistema Iron Dome, per produrre in Germania tecnologia europea di difesa aerea.

Le due storie, quella di Ducati e quella di Osnabrück, raccontano lo stesso gruppo che cambia pelle sotto pressione: da un lato si liberano marchi che non generano abbastanza cassa, dall’altro si convertono fabbriche intere verso settori più redditizi in questo momento. Nessuna delle due mosse è ancora firmata.

Per chi segue il titolo Volkswagen o lavora nell’indotto motociclistico emiliano, il punto da monitorare è la prossima riunione del consiglio di sorveglianza: è lì che si capirà se Ducati resta tra le attività riviste sulla carta o finisce davvero in vendita.

Secondo quanto riportato da Forbes.it l’8 settembre 2026, sulla base di un’intervista di Döllner a Bloomberg.