Le imprese italiane finite in liquidazione giudiziale tra gennaio e settembre sono 7.284, secondo l’Osservatorio Creditsafe ripreso da Money.it il 4 novembre. Il dato arriva dopo un 2025 chiuso a 8.620 procedure, con un aumento del 37% sul 2024. La pressione, quindi, non accenna a calare.
Basta guardare la serie storica per capire la traiettoria. Nel 2020 le procedure erano 2.155, poi 2.928 nel 2021 e 3.014 nel 2022. Dal 2023 la curva si impenna: 4.266, poi 6.289, infine 8.620. In cinque anni il totale annuo si è quadruplicato, e solo tra 2024 e 2025 si sono aggiunti 2.331 casi.
Money.it elenca tra le cause la fine degli aiuti straordinari dell’epoca pandemica, i rincari dell’energia, l’inflazione e tassi più alti, che hanno reso più caro il debito. Sono ipotesi di contesto, non una misura dell’effetto di ciascun fattore. Va detto anche che l’articolo è stato realizzato con la collaborazione di Creditsafe Italia, la società che pubblica l’Osservatorio.
Per la geografia, l’analisi sul primo semestre 2026 considera 5.132 procedure. La Lombardia guida con 1.002 casi, cioè il 20% del campione, davanti al Lazio con 845 casi, il 16%, e alla Campania con 479, il 9%. Nord-Ovest e Centro pesano il 29% ciascuno. Il Centro, però, cresce più di tutti: +33% sullo stesso periodo del 2025.
Sulla dimensione, le microimprese sono le più colpite. Nei primi sei mesi hanno accumulato 3.782 liquidazioni, il 74% dell’analisi, e hanno l’indice di incidenza più alto sulle imprese attive: 8,59. Per le piccole l’indice scende a 3,07, per le medie a 2,24 e per le grandi a 0,55.
Il segnale più netto riguarda però la velocità. Le piccole imprese crescono del 42% rispetto al 2025, contro il 19% delle microimprese. Il guaio, dunque, non resta confinato alle realtà più minuscole.
Tre settori concentrano circa il 58% dei casi del semestre. Il commercio ne conta 1.082, il 21%, le costruzioni 1.030, il 20%, e la manifattura 847, il 17%. I trasporti e il magazzinaggio si fermano a 354 procedure, ma hanno una delle incidenze più alte rispetto alle imprese attive. Quando un operatore logistico si blocca, a pagare sono anche i clienti che dipendono dalle sue consegne.
C’è poi il concordato preventivo, lo strumento con cui un’impresa propone ai creditori un piano per uscire dalla crisi, puntando sulla continuità oppure sulla liquidazione del patrimonio. Nel 2025 queste procedure sono salite del 41% e a metà 2026 ne risultano già 293. Il Centro raccoglie il 34% di quelle analizzate, il Sud il 25%, il Nord-Ovest il 22%, il Nord-Est il 15% e le Isole il 4%.
Un dato manca all’appello: il numero delle imprese uscite indenni dalle crisi dei clienti falliti. Per chi vende a credito, il rischio concreto è un cliente che smette di pagare. Conviene controllare i bilanci delle controparti e la quota di fatturato concentrata su pochi nomi prima di concedere altre dilazioni a fine anno.
Dati dell’Osservatorio Creditsafe, riportati da Money.it il 4 novembre 2026.