Revolut ha chiuso un nuovo round di finanziamento che valuta la società 115 miliardi di dollari. Lo ha annunciato mercoledì 4 novembre la fintech britannica, che sta trasformando la propria app di pagamenti in una rete di banche vere e proprie. Forbes Italia riporta che a condurre il round è Glade Brook Capital Partners. Con lei figurano Baillie Gifford, Coatue, Durable Capital Partners e T. Rowe Price Associates.
I numeri del 2025 spiegano il prezzo. I ricavi sono cresciuti del 46% e sono arrivati a 6 miliardi di dollari, cioè 4,5 miliardi di sterline. L’utile prima delle imposte ha messo a segno un rialzo del 57% e ha raggiunto quota 2,3 miliardi di dollari. Il margine su questa voce è quindi del 38%.
Facendo il conto, la valutazione sta a circa 19 volte i ricavi dell’ultimo anno chiuso. Chi entra oggi nel capitale scommette che la crescita continui allo stesso passo. Il dato sull’utile e le cifre di bilancio sono comunicati dalla società, e nel testo non compare alcuna verifica di un revisore esterno.
La spinta arriva dalle licenze. Da inizio anno Revolut ha avviato l’attività bancaria in Messico, in Australia, in Nuova Zelanda e nel Regno Unito. Ha ottenuto poi licenze in Francia, in Colombia e in Argentina. Negli Stati Uniti ha incassato l’approvazione condizionata dell’Occ, l’ente che rilascia gli statuti bancari federali.
In Europa la società opera già come banca su 30 mercati dell’area economica europea. Una licenza permette di raccogliere depositi e di offrire credito con regole proprie, invece di appoggiarsi a un partner. Per questo ogni nuovo Paese conta più di un semplice lancio commerciale.
Il fondatore e amministratore delegato Nik Storonsky ha spiegato che il round ha dato ai dipendenti un’altra occasione di beneficiare del valore creato. Ha anche ribadito la meta: arrivare a quota 100 milioni di utenti. Sul lungo periodo la società punta a superare questa cifra, con clienti attivi distribuiti su oltre cento Paesi.
Il direttore finanziario Victor Stinga ha sostenuto che i risultati di quest’anno aprono la strada a milioni di nuovi clienti fuori dall’Europa. Ha descritto Revolut come l’occasione di creare un istituto davvero mondiale, il primo. Quel primato è una dichiarazione del manager, non un dato verificato.
Resta un punto aperto. La società non ha indicato quanto capitale sia stato raccolto in questo round, né quale quota dell’operazione serva a rilevare azioni dei dipendenti. Senza quel dato, la valutazione dice cosa pensano gli investitori, non quanto denaro fresco entri in cassa.
Per chi usa Revolut in Italia, il segnale concreto da seguire è l’estensione dei servizi bancari legati alla licenza europea. Il prossimo passaggio da controllare è l’esito dell’approvazione americana, che per ora resta condizionata.
Notizia riportata da Forbes Italia il 4 novembre 2026, sulla base dell’annuncio ufficiale di Revolut.