Volkswagen ha chiesto ai responsabili del personale in ogni Paese di programmare zero aumenti salariali fino al 2030, con le retribuzioni bloccate sui valori del 2026. A darne notizia è l’organismo che rappresenta i lavoratori europei e globali del gruppo, e l’indicazione del consiglio di amministrazione vale da inizio ottobre.
Il costruttore non commenta nel merito. Ha però annunciato che aprirà a breve il negoziato con IG Metall, il sindacato tedesco dei metalmeccanici, per il contratto collettivo. Come riporta Forbes.it, che cita a sua volta la Süddeutsche Zeitung, dovrebbero rinunciare agli aumenti centinaia di migliaia di persone.
I documenti interni visionati dal quotidiano tedesco motivano la linea con la “situazione critica del gruppo”. Le nuove linee guida valgono per le trattative sindacali ovunque e scattano subito, nel quarto trimestre 2026, senza alcun periodo di transizione.
Il blocco degli stipendi non è l’unica richiesta. Le carte prevedono meno retribuzione variabile, meno pagamenti speciali e meno benefit. Chiedono anche più produttività, orari più flessibili e meno straordinari, insieme a tagli al personale concentrati nei settori non produttivi. Per la Süddeutsche Zeitung si tratta di un’ulteriore escalation del conflitto tra vertici e lavoratori.
I numeri spiegano la pressione. Le consegne globali del terzo trimestre sono scese del 14,3%. La Cina ha segnato un crollo del 38,5%, il Nord America un calo del 5,8% e l’Europa occidentale del 2,8%. Ad agosto l’amministratore delegato Oliver Blume ha giudicato il quadro “più che critico”. In Europa la domanda cala e le fabbriche producono troppo: l’eccesso di capacità è stimato in circa 500mila veicoli l’anno.
Sul fronte degli impianti, sono a rischio Neckarsulm, Zwickau, Hannover ed Emden. Per Osnabrück c’è un’intesa preliminare con Aurelius Capital, fondo israeliano, che lo trasformerebbe in un polo dedicato a difesa e sicurezza.
Già a settembre azienda e sindacati hanno concordato di raddoppiare i posti da eliminare, che salgono a 100mila e pesano per il 15% circa sugli organici. Il traguardo è riportare il rendimento operativo ad almeno l’8% entro il 2030, la stessa scadenza fissata per il congelamento delle buste paga.
C’è poi un dettaglio che pesa sul negoziato. Il piano di risparmi che Blume ha presentato a luglio non ha ancora ottenuto l’approvazione del consiglio di sorveglianza. Volkswagen sta semplificando la gamma e riducendo gli impianti, con risparmi di miliardi di euro, per reggere la domanda debole in Cina, i dazi americani e la concorrenza in Europa.
Chi lavora nell’indotto tedesco dell’auto dovrebbe seguire l’apertura del tavolo con IG Metall: la trattativa dirà se le richieste restano quelle dei documenti interni o vengono ammorbidite.
Secondo Forbes.it, che cita la Süddeutsche Zeitung, la notizia è stata pubblicata il 19 ottobre 2026.