Un cittadino milanese ha portato in tribunale la vendita dello stadio San Siro, chiedendone la nullità con un atto di citazione depositato nei giorni scorsi e trascritto nei registri immobiliari lo scorso 4 settembre. Non c’è un sequestro né uno stop ai lavori. Cambia però lo scenario intorno al Meazza: Stadio San Siro spa, la società che riunisce Milan e Inter, resta proprietaria dell’impianto, ma ogni intervento dovrà misurarsi con una causa che rimette in discussione la validità del rogito.

Al centro della vicenda ci sono cinque giorni. Il Comune di Milano ha ceduto lo stadio il 5 novembre 2025. Cinque giorni dopo, il 10 novembre, il secondo anello avrebbe compiuto 70 anni, la soglia che attiva, per il Codice dei beni culturali, il controllo previsto sugli immobili pubblici storici. Secondo la citazione firmata dall’avvocato Diego Gaetano Braghò, chiudere la vendita a ridosso di quella data avrebbe evitato l’avvio del procedimento nel giro di pochi giorni.

Il sindaco Beppe Sala aveva raccontato di essersi confrontato personalmente con il notaio Filippo Zabban per arrivare al rogito prima del 10 novembre. Quella dichiarazione, pensata per mostrare la determinazione del Comune, diventa ora nell’atto la prova di un obiettivo fissato e seguito da vicino da Palazzo Marino. La tesi legale non punta sul giorno della firma in sé: sostiene che l’operazione sia servita a passare da un’altra strada per arrivare a un esito che la norma sui beni culturali avrebbe altrimenti bloccato.

L’atto richiama anche un precedente del 2023, quando l’organismo regionale competente in materia di patrimonio culturale aveva già riconosciuto sul secondo anello un interesse culturale semplice. Una seconda ipotesi sostiene che la struttura fosse già protetta dal 2005, quando l’età minima per la verifica era di 50 anni, poi salita a 70 nel 2011.

Il cittadino, indicato negli atti solo con le iniziali A.O., ha usato una norma che permette a chi vota di prendere il posto del Comune quando l’ente non tutela il proprio patrimonio: è l’articolo 9 del TUEL, il testo unico sugli enti locali. Per Braghò, Palazzo Marino aveva ricevuto tre segnali prima di firmare: il 22 ottobre era arrivato un primo avviso, secondo cui la scadenza fissata poteva servire a scavalcare il vincolo. Cinque giorni dopo era stata chiesta la proroga della data del rogito. Il 30 ottobre, infine, era arrivato un terzo avviso sui 50 anni come soglia già valida in passato. Nonostante tutto questo, il Comune ha proseguito.

Panorama ha ricostruito la vicenda partendo dall’atto depositato, che apre ora un contenzioso destinato a durare mesi. Fino alla sentenza, ogni scelta su demolizione o ristrutturazione del Meazza porta con sé il rischio che un giudice giudichi la vendita viziata all’origine.

Chi segue il progetto del nuovo stadio milanese dovrebbe guardare ai tempi della causa prima che a quelli del cantiere: un annullamento del rogito, anche solo discusso in aula, può bloccare i finanziamenti bancari legati all’operazione ben prima che arrivi una ruspa.

Ricostruzione basata sull’articolo di Alessandro Da Rold pubblicato su Panorama il 6 settembre 2026.