Dal 1° gennaio 2027 chi abita in un condominio con riscaldamento centralizzato dovrà avere contabilizzatori che mandano i consumi a distanza. Secondo Geopop, i modelli ancora letti a mano da un tecnico vanno quindi aggiornati o cambiati prima di quella data.

La regola viene dal decreto legislativo 73 del 2020. Per gli apparecchi montati a partire dal 25 ottobre 2020 la lettura remota è prevista fin dall’origine. Quelli più vecchi hanno due strade: un modulo di trasmissione aggiuntivo oppure la sostituzione completa.

L’obbligo tocca condomini ed edifici polifunzionali con sistemi comuni di caldo o freddo, o allacciati al teleriscaldamento, acqua calda sanitaria centralizzata inclusa. Chi ha la caldaia di casa non è coinvolto. Nemmeno i contatori di luce e gas dei singoli appartamenti, regolati da un’altra parte del decreto.

Lo scopo è pratico. Durante i mesi di accensione i residenti devono ricevere i dati sui consumi effettivi con cadenza mensile, così da correggere le abitudini mentre la stagione è ancora in corso. I dispositivi devono inoltre garantire sicurezza informatica e riservatezza dei dati personali.

Le sanzioni sono il punto da leggere con più attenzione. L’articolo 16 del decreto 102 del 2014 fissa sanzioni tra 500 e 2.500 euro per ogni appartamento, e a pagarle è il proprietario. Quella cornice, però, non nomina l’obbligo di lettura remota. Il bersaglio sono invece i proprietari che non montano alcun contabilizzatore e i condomini che dividono le spese senza guardare ai consumi reali. A verificare sono le Regioni, direttamente o tramite chi ricevono delega.

Non sempre serve rifare tutto. Per gli impianti già in funzione la norma richiede strumenti per la lettura da remoto, quindi il primo passo è far verificare all’installatore quali apparecchi si possono aggiornare. Solo per gli altri ha senso raccogliere preventivi.

Sul costo, la legge consente di addebitare agli utenti le spese di contabilizzazione e ripartizione soltanto se ragionevoli. Gli operatori citati da Geopop parlano di una spesa che va da 120 a 190 euro per ogni radiatore. Sono cifre indicative, non un tariffario ufficiale. Questa spesa può beneficiare del bonus ristrutturazioni, interventi sulle parti comuni compresi.

Chi preferisce uscire dall’impianto comune può farlo, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata da Geopop. Il proprietario non ha bisogno del consenso dell’assemblea, ma serve una perizia che escluda squilibri tecnici e costi in più per gli altri condòmini. Paga da solo il nuovo impianto autonomo e continua a versare la quota per la manutenzione straordinaria della caldaia, di cui resta comproprietario.

Prima della prossima assemblea conviene chiedere all’amministratore a che punto è la verifica dei contabilizzatori, così da inserire preventivi e ripartizione dei costi nell’ordine del giorno con largo anticipo sulla scadenza.

Secondo Geopop, articolo di Lucia Tedesco pubblicato il 2 novembre 2026.