Le detrazioni sui lavori in casa restano alte anche per le spese del 2027: metà della cifra recuperabile per la prima casa, il 36% per ogni altro immobile. Lo prevede la bozza di manovra che il Consiglio dei ministri ha approvato il 28 ottobre, come ricostruisce Money.it. Senza proroga, dal 1° gennaio le aliquote sarebbero scese a 36% e 30%.
Il testo però resta una proposta del governo. Il Parlamento può modificarlo fino al voto definitivo, previsto prima del 31 dicembre, e alcune ipotesi emerse a ottobre non ci sono finite dentro.
L’aliquota dipende da chi paga e da quale casa. Il 50% spetta a chi vanta un diritto reale sull’immobile (superficie, abitazione, uso, usufrutto, nuda proprietà o proprietà) e solo per i lavori nella casa in cui vive stabilmente. Seconde case, immobili affittati e abitazione di chi non ne è proprietario vanno al 36%. Un inquilino che paga i lavori resta quindi a quell’aliquota. Tre agevolazioni rientrano nella proroga: sismabonus, ecobonus e bonus ristrutturazioni.
Il massimale non cambia: 96.000 euro per ciascuna unità, con lo sconto fiscale distribuito su dieci anni in quote identiche. Escluse le caldaie alimentate soltanto da combustibili fossili.
Quanto pesa la differenza? Prendiamo 40.000 euro di lavori nella casa dove si abita. Al 50% si recuperano 20.000 euro, cioè 2.000 l’anno per un decennio. Al 36% previsto dalla legge attuale per il 2027 ne arriverebbero 14.400, quindi 5.600 in meno. Per un inquilino o per una seconda casa, la stessa spesa rende 14.400 euro anziché 12.000: lo scarto è di 2.400. Spingendosi al massimale, chi vive nell’immobile detrae 48.000 euro, mentre negli altri casi si resta a 34.560.
Chi guadagna molto deve fare un conto in più. Se il reddito complessivo supera 75.000 euro, ogni anno si può detrarre solo entro un limite: 14.000 euro, che scendono a 8.000 sopra i 100.000. Quel limite si moltiplica per un coefficiente legato alla famiglia. Il valore è 1 da tre figli in su o con un figlio disabile, 0,85 con due figli, 0,70 con uno solo e 0,50 per chi non ne ha. Money.it non segnala ritocchi a questo meccanismo. Conta la rata annuale, ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, non la spesa complessiva. Chi guadagna 90.000 euro e ha un figlio ha un tetto annuo di 9.800 euro, e un cantiere da 96.000 euro ne assorbe 9.600. Chi ne guadagna 110.000 senza figli scende a 4.000, e una parte della rata resta senza sconto.
A ottobre era circolata l’ipotesi di un ecobonus del 65% sull’abitazione principale, per infissi, pompe di calore e impianti ibridi. Nel testo approvato non compare. Potrebbe rientrare durante l’esame parlamentare, ma solo se Bruxelles darà margine sui conti per la spesa energetica. Per ora è un’ipotesi.
Il bonus mobili invece viene prorogato: 50% su un massimo di 5.000 euro, cioè al più 2.500 euro suddivisi in dieci quote da 250. Serve comunque un lavoro di recupero edilizio sull’immobile. Per i grandi elettrodomestici i primi commenti al ddl divergono, e bisognerà verificare il testo definitivo.
Per il 2028 il quadro è meno rassicurante. La proroga copre solo il 2027, e le interpretazioni sul dopo non coincidono. La legge in vigore lascia dal 2028 una sola detrazione ordinaria, al 30% su 48.000 euro di spesa massima, senza corsia preferenziale per la prima casa. Con quelle regole, 96.000 euro di lavori nella propria abitazione darebbero al massimo 14.400 euro.
Chi ha il cantiere pronto può saldare con bonifico entro Capodanno e contare sull’aliquota piena, perché la legge di Bilancio in vigore la garantisce già. Chi rinvia a gennaio scommette sul Parlamento: la manovra comincia dalla Camera e passerà dopo al Senato.
Secondo Money.it, articolo del 2 novembre 2026 della redazione Fisco, il ddl di Bilancio è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre.