Varta, il gruppo tedesco delle batterie fondato nel 1887, ha aperto quattro procedure di insolvenza davanti al tribunale di Stoccarda. La mossa mette in bilico il posto di lavoro di 3.260 persone, secondo la ricostruzione di QuiFinanza. Il gruppo, con sede a Ellwangen, realizza pile per uso domestico, componenti per apparecchi acustici e impianti per lo stoccaggio di energia: un portafoglio ampio che non è bastato a proteggerlo dal crollo dei margini.

Dietro la crisi ci sono cause vecchie di anni. I produttori asiatici hanno guadagnato terreno offrendo batterie a prezzi molto più bassi, grazie a impianti su scala più grande e catene di fornitura più snelle. Varta, che ha sempre puntato sulla qualità piuttosto che sul prezzo, ha visto restringersi progressivamente i margini fino a un risultato operativo in rosso.

Il colpo più duro arriva dal fronte commerciale. In primavera Apple ha rivolto ai produttori cinesi l’incarico di produrre le batterie ricaricabili CoinPower impiegate negli AirPods, tagliando fuori Varta da un canale che pesava molto sui suoi ricavi. La decisione ha colpito lo stabilimento bavarese di Nördlingen, che impiega circa 350 persone sul totale di 3.260 dipendenti del gruppo.

L’ultimo bilancio pubblicato racconta la stessa storia: fatturato attorno ai 793 milioni di euro e un rosso netto sopra i 64 milioni, con un margine operativo negativo. Il piano di rilancio avviato nel 2024, quando i vertici avevano fatto sapere che i conti erano tornati in ordine, non ha invertito la tendenza. I risultati sono peggiorati trimestre dopo trimestre.

A spingere il gruppo verso il tribunale è stata soprattutto la scelta dei soci di controllo di non mettere altro capitale sul tavolo. Tra questi, Michael Tojner, l’imprenditore austriaco, e Porsche, che detiene una quota nella divisione V4Drive, hanno lasciato cadere la richiesta di nuove risorse, anche se al gruppo servivano, in tempi stretti, diverse decine di milioni. La transizione dell’industria automobilistica sta già mettendo sotto pressione la Germania, e questo fallimento aggiunge un altro segnale di debolezza sul fronte industriale.

Una via d’uscita dalla liquidazione totale esisterebbe comunque. Un gruppo di banche creditrici, con Deutsche Bank come capofila, starebbe valutando di dividere l’azienda in più parti: il ramo che produce pile per la casa, l’unico ancora in utile, varrebbe da solo intorno ai 240 milioni di euro. Tojner, dal canto suo, sarebbe interessato al comparto delle microbatterie, mentre resta aperta la questione della sede centrale di Ellwangen.

Lo stabilimento tedesco di Nördlingen chiuderà comunque in autunno e i 350 posti di lavoro lì impiegati non saranno recuperati. Per gli altri circa 2.900 dipendenti del gruppo, sarà l’esito della procedura nei prossimi mesi a stabilire quanti di quei posti sopravviveranno allo smembramento di Varta.

Notizia riportata da QuiFinanza il 26 luglio 2026, a firma di Giorgio Pirani.