L’economia del mare italiana ha chiuso il 2024 con un valore aggiunto vicino ai 79 miliardi di euro, in crescita di oltre il 22% rispetto al 2022. Il dato arriva dal Libro Blu, il rapporto che porta la firma del gruppo Teha, cioè Ambrosetti, e che incrocia anche numeri messi a disposizione dal Centro Studi Tagliacarne, presentato giovedì alla Spezia in occasione del Forum “Risorsa Mare”, arrivato alla sua quarta edizione.

Nello Musumeci, che nel governo segue il dossier del mare e ha promosso l’incontro insieme a Teha, ha collegato la crescita del settore a numeri occupazionali importanti. Oggi la blu economy dà lavoro a un milione di persone in Italia, in prevalenza giovani, attraverso 250mila imprese attive. Il peso sul prodotto interno lordo nazionale, ha aggiunto, si avvicina al 12%.

Secondo le stime di Teha, ogni euro prodotto dal comparto marittimo ne genera altri 0,8 nel resto dell’economia, per un effetto moltiplicatore complessivo di 1,8. Nel 2024 questo meccanismo ha attivato 224,8 miliardi di euro, calcolati incrociando i dati di Tagliacarne, Unioncamere e OsserMare. Musumeci ha sottolineato che il rialzo ha riguardato tutte le otto filiere in cui si articola la blu economy, senza indicarne una come motore principale.

Per il 2025 Teha prevede un’ulteriore crescita del 7,1%, un ritmo che colloca il comparto tra i settori più dinamici del Paese. L’espansione, secondo il rapporto, riguarda in particolare le regioni del Sud, che il documento indica come l’area dove il settore pesa di più sulla crescita economica nazionale.

Giorgia Meloni, che guida l’esecutivo, è intervenuta con un videomessaggio per indicare le prossime priorità: nuove filiere produttive, tecnologie subacquee e una difesa più solida delle infrastrutture ritenute strategiche nel Mediterraneo. Musumeci ha collegato questi obiettivi alla riforma dei porti, pensata per reggere il confronto con i concorrenti mediterranei e per estendere i benefici economici anche alle aree interne, non solo alle zone costiere.

Il ministro ha inquadrato la riforma in uno scenario che definisce ormai diverso da quello di pochi anni fa: ha ricordato che la libera circolazione nel Mediterraneo non va più data per scontata, e che su questo fronte l’Italia deve tenersi pronta a più di un’evenienza.

Né il governo né Teha hanno indicato, in questa occasione, quali risorse finanzieranno le nuove filiere annunciate. Restano parole di indirizzo, non un piano con numeri e scadenze.

Per chi lavora nel settore marittimo o valuta di avviare un’impresa legata al mare, il punto da seguire è la riforma dei porti. Da come verrà scritta dipenderà se le nuove opportunità di lavoro resteranno concentrate sulla costa o arriveranno anche nell’entroterra.

Dati e dichiarazioni riportati da Il Sole 24 Ore, a firma di Raoul de Forcade, nell’articolo pubblicato giovedì 17 settembre 2026.