La stagione dei conti trimestrali europea sta sorprendendo in positivo. L’indice MSCI Europe, il paniere delle principali aziende quotate del continente, ha visto l’utile per azione salire del 14% nel secondo trimestre, il dato migliore da tre anni a questa parte. L’impulso è arrivato soprattutto da energia e tecnologia. Dentro questo quadro c’è però un’eccezione che pesa: il comparto dei consumi discrezionali, dominato da auto e lusso, è l’unico a chiudere il periodo in rosso. Lo riporta Money.it: l’utile per azione di questo settore è calato del 4,3%, mentre gli analisti si aspettavano una crescita del 7,4%.

A pesare di più sono i grandi produttori di automobili, alle prese con una concorrenza cinese sempre più competitiva e un consumatore ancora incerto. Volkswagen ha mancato le stime di utile e ha rivisto al ribasso le previsioni di vendita. A pesare è soprattutto la difficoltà del mercato cinese, dove i marchi locali propongono elettriche a costi molto più bassi. BMW e gli altri marchi premium vivono lo stesso film: vendite in frenata e sconti necessari per difendere le quote di mercato. Servono piani di ristrutturazione onerosi per reggere il passo di una concorrenza che unisce prezzo, tecnologia e velocità di sviluppo.

Sul fronte del lusso la situazione non è più semplice. Anche Hermès, storicamente tra i marchi più solidi, ha deluso. Le azioni sono scese ai livelli più bassi degli ultimi tre anni dopo vendite sotto le attese. È un segnale che rimette in discussione la tenuta della domanda arrivata dalla Cina, da sempre il pilastro della crescita del comparto. LVMH vive la stessa difficoltà. In Cina la fiducia dei consumatori resta bassa. Pesano anche le tensioni in Medio Oriente: hanno frenato la ripresa degli acquisti nei poli dello shopping di lusso come Dubai, dove si concentravano i clienti più facoltosi.

Anche quando le vendite reggono, i costi possono cancellare i benefici. Adidas ne è un esempio chiaro: la spinta arrivata dai Mondiali è stata assorbita da spese promozionali più alte. Il margine resta quindi sotto pressione anche quando il fatturato tiene.

Non sembra un incidente isolato, ma un cambiamento di fondo nella distribuzione dei consumi in Europa. La domanda cinese non si sta riprendendo alla velocità sperata, mentre i costruttori asiatici guadagnano terreno anche fuori dai loro confini, complice un vantaggio di prezzo che i marchi europei faticano a colmare. Per le case automobilistiche questo significa margini più stretti e la necessità di rivedere prodotti, filiere e posizionamento. Per il lusso, il nodo è diverso: dipende troppo da pochi mercati e da una spesa che segue cicli difficili da prevedere.

Per chi ha in portafoglio titoli del lusso o dell’automotive europeo, il dato da seguire nel prossimo trimestre è la spesa dei consumatori cinesi. È quel numero a stabilire se il comparto resta il punto debole di un mercato azionario che, nel resto dei settori, vive una delle stagioni migliori degli ultimi anni.

Secondo un’analisi pubblicata da Money.it il 5 agosto 2026, i dati sugli utili trimestrali confermano il divario tra i settori energia e tecnologia e il comparto dei consumi discrezionali.