Gli americani hanno speso di più ad agosto, e di parecchio. Il Bureau of Economic Analysis ha diffuso mercoledì 30 settembre i numeri: la spesa personale depurata dall’inflazione è salita dello 0,6% rispetto a luglio. È l’aumento mensile più forte da marzo 2025, quindi un massimo da oltre un anno.
Il dato conta perché i consumi alimentano gran parte dell’economia statunitense. Una spesa reale che accelera dice che le famiglie stanno comprando più beni e servizi, non solo pagando prezzi più alti per le stesse cose. Il quadro resta però complicato dall’inflazione, che in questa fase non cala.
Il secondo numero riguarda proprio i prezzi. L’indice PCE, la misura che la Federal Reserve usa di preferenza per seguire l’inflazione, ad agosto è cresciuto dello 0,3% sul mese e del 3,4% sull’anno. Tradotto: un paniere che costa oltre il 3% in più di dodici mesi fa, un ritmo che non ha ancora iniziato a rientrare.
Il terzo dato è il più rassicurante per chi spera in una frenata. Se si tolgono alimentari ed energia, il PCE core è salito dello 0,2% sul mese e del 3,0% sull’anno. Il mercato aveva messo in conto qualcosa di più alto: la lettura è quindi sotto le attese, cioè inferiore alle previsioni, non in calo. Un 3,0% annuo resta alto.
Chiude il rilascio il Pil. Il prodotto interno lordo del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo: la crescita annualizzata e destagionalizzata sale al 2,2%, contro il 1,5% della stima precedente. Anche il primo trimestre è stato corretto verso l’alto, quindi la prima metà dell’anno risulta più solida di quanto si pensasse.
Messi insieme, i tre numeri raccontano un’economia che regge. Per la Fed però il quadro è scomodo. I suoi esponenti hanno rialzato il costo del denaro in settembre, mossa mai vista da tre anni, e ora valutano quando ripeterla. Consumi robusti, crescita rivista in su e inflazione sopra il 3% non vanno nella direzione di chi chiede una pausa.
L’inflazione core, depurata da cibo ed energia, ha sorpreso in senso favorevole. Questo spiega la reazione dei mercati. Dopo la pubblicazione i future sullo S&P 500 sono saliti e i rendimenti dei titoli di Stato americani sono scesi, segno che gli investitori hanno letto nei numeri meno pressione per nuove strette.
Nei prossimi giorni arrivano altri indizi. Il rapporto sull’occupazione di settembre è atteso per venerdì 2 ottobre, e nelle settimane successive usciranno nuovi dati su prezzi e consumi. Il verdetto della Fed sui tassi è fissato per il 28 ottobre.
Come riporta Wall Street Italia, a spingere la spesa sono il mercato del lavoro stabile e i listini azionari in crescita, nonostante i costi dell’energia elevati. Chi ha un mutuo o un investimento legato ai tassi americani farebbe bene a tenere d’occhio i dati sul lavoro di venerdì e la riunione del 28 ottobre: da lì si capirà se la Fed alza ancora.
Dati del Bureau of Economic Analysis ripresi da Wall Street Italia, articolo di Marco Russo del 30 settembre 2026.