I prezzi che l’industria italiana pratica alla produzione sono saliti ad agosto del 2,4% rispetto a luglio e del 10,9% rispetto ad agosto 2025. Lo ha comunicato l’Istat martedì 29 settembre, come riporta l’agenzia Radiocor del Sole 24 Ore. A luglio la variazione sull’anno era ferma al 7,7%, quindi in un mese il ritmo è cresciuto di oltre tre punti.
Una precisazione prima dei numeri, perché l’equivoco è facile. Sono prezzi alla produzione: quelli a cui le imprese vendono i loro beni, prima che passino da grossisti e negozi. Non misurano quanto paghi tu al supermercato o alla pompa, e il 10,9% non è l’inflazione che vedi sullo scontrino. I prezzi al consumo sono un’altra rilevazione, con un altro paniere.
Vanno tenute separate anche le due basi di confronto. Il +2,4% mette agosto accanto a luglio, un solo mese di distanza. Il +10,9% lo mette accanto ad agosto dell’anno scorso, dodici mesi di distanza. Le due cifre non si sommano e non si scambiano: la prima dice quanto è stato rapido l’ultimo scatto, la seconda quanto si è accumulato in un anno.
A trainare il rialzo è l’energia. Dentro i confini italiani i listini salgono del 3,1% in un mese e del 13,5% sull’anno, contro il 9,3% di luglio. La fornitura di elettricità e gas accelera al +26,3% annuo, partendo dal 14,7% del mese prima. I prodotti petroliferi raffinati e il coke fanno un salto ancora più netto: +72,6% sul mercato interno.
Togliendo l’energia dal conto, il quadro cambia molto. In un mese i prezzi crescono solo dello 0,3%, e sull’anno arrivano al 3,3%, contro il 3,2% di luglio. La distanza tra 10,9% e 3,3% misura quanto pesano petrolio, elettricità e gas sul dato complessivo. Il resto dell’industria, per ora, sale a un passo molto più lento.
Fuori dall’Italia la fotografia è più calma. I prezzi praticati sui mercati esteri aumentano dello 0,3% in un mese e del 3,9% sull’anno. Nell’area euro le cifre sono +0,4% e +4%, fuori dall’area euro +0,3% e +3,8%. Tra 13,5% in casa e 3,9% all’estero c’è un divario ampio.
Anche altri comparti manifatturieri mostrano rincari sull’anno, ma a distanza dall’energia. I prodotti chimici crescono del 10,2% sul mercato interno e del 7,4% fuori dall’area euro. La metallurgia e i prodotti in metallo salgono del 7,3% in Italia e del 7,8% nell’area euro. Nel trimestre da giugno ad agosto, rispetto ai tre mesi precedenti, l’indice generale cresce del 2,3%: +2,7% in Italia, +1,1% all’estero.
Le costruzioni vanno a un’altra velocità. I prezzi degli edifici, residenziali e non, restano fermi in un mese e crescono del 2,9% sull’anno, mentre a luglio erano al 3,3%. Strade e ferrovie salgono dell’1,1% in un mese e del 5,7% sull’anno, da un 4,4% di luglio. Sul trimestre gli edifici avanzano dell’1% mentre strade e ferrovie si fermano a +0,6%.
Per la spesa quotidiana non cambia ancora nulla di diretto: tra il listino di fabbrica e il prezzo finale ci sono margini, tempi e scelte di ogni impresa, e la fonte non dice quanto arriverà ai consumatori. Il segnale da seguire è la bolletta di elettricità e gas, la voce in cui la spinta di agosto è più forte.
Dati Istat sui prezzi alla produzione di agosto, riportati da Il Sole 24 Ore Radiocor martedì 29 settembre 2026.