L’Istat ha diffuso mercoledì 30 settembre la sua stima preliminare per settembre: i prezzi al consumo italiani (indice NIC) sono 4,2% più alti di un anno fa, contro il 3,3% di agosto. Rispetto al mese precedente l’aumento è dello 0,7%. Trattandosi di una stima preliminare, il dato può ancora cambiare quando l’istituto pubblicherà i numeri definitivi.

L’energia resta la spinta principale. Su base annua l’energia costa il 22,3% in più, mentre ad agosto il rincaro era del 17,1%. Il salto più netto riguarda gli energetici regolamentati, da 18,6% a 25,9%, con un rialzo di 5,9% solo nell’ultimo mese. Quelli del mercato libero passano da 17,0% a 22,2%.

La novità è che il rincaro non si ferma alla bolletta. Gli alimentari non lavorati salgono dal 3,8% al 5,5% annuo, e in un mese aumentano del 2,2%. Questo trascina il comparto alimentare complessivo da 1,0% a 1,8%. Quasi raddoppia anche il ritmo del carrello, l’indice che unisce cibo e prodotti per la casa e la persona: da 0,9% a 1,7%. I prodotti che compriamo più spesso, carburanti inclusi, arrivano a 5,3% dal 4,3%.

Il dato che interessa di più agli economisti è l’inflazione di fondo, cioè quella senza energia e alimentari freschi. Passa da 1,5% a 1,7%. È una cifra bassa, ma interrompe il rallentamento dei mesi scorsi. Se si esclude solo l’energia, si va da 1,7% a 2,0%.

Per i confronti europei conta l’indice armonizzato (IPCA), che per l’Italia sale a 4,1% da 3,2% di agosto. Il suo balzo mensile, 2,0%, dipende dalla fine dei saldi estivi, che il NIC non considera. Con questa misura la Spagna è al 5,0% e la Francia al 3,4%.

Secondo Money.it, che ha raccolto le stime nazionali, anche gli altri due grandi Paesi hanno accelerato. L’istituto statistico spagnolo (INE) ha indicato per il suo indice nazionale un 4,9%, dal 4,3% di agosto, con un’inflazione di fondo al 3,1%. L’Insee francese ha stimato 3,0% dal 2,4%, sopra le attese. Qui la differenza pesa: in Spagna i rincari dell’energia si sono già allargati ai servizi, in Italia i prezzi di base restano a 1,7%.

C’è poi il confronto con le previsioni. L’inflazione media del 2026 già acquisita a settembre, quella che si avrebbe con prezzi fermi fino a dicembre, è al 3,1%. A giugno l’Istat prevedeva per l’anno il 2,9%. Il conto pesa di più sulle famiglie con spesa bassa, perché energia e cibo occupano una quota maggiore del loro bilancio: nel secondo trimestre l’istituto misurava per loro il 3,7%, contro il 2,6% di chi spende molto.

Chi paga energia a tariffe regolamentate vedrà il rialzo nelle bollette. Conviene confrontare le offerte a prezzo fisso prima che anche l’inflazione di fondo, la più lenta a scendere, cominci a muoversi di più.

Dati della stima preliminare dell’Istat del 30 settembre 2026, riportati da Money.it, che ha raccolto anche le stime di INE e Insee.