Le stime di crescita su cui poggerà la prossima legge di bilancio non sono ancora state pubblicate. Secondo AGI, al ministero dell’Economia si lavora al Dpfp, il primo documento sui conti pubblici che passerà venerdì 2 ottobre 2026 in Consiglio dei ministri. Tra le ipotesi riportate c’è una crescita del Pil fissata all’1% come traguardo, ma per ora è solo un’ipotesi.
Il documento di venerdì darà soltanto una prima direzione. La manovra vera e propria deve arrivare a Bruxelles entro giovedì 15 ottobre 2026, e fino ad allora nulla del bilancio 2027 è deciso. Ogni cifra che circola vale come proposta e dipende da coperture ancora da trovare.
Il cantiere principale, stando ad AGI, riguarda il ceto medio. L’idea è estendere l’aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro di reddito annuo. Maurizio Leo, viceministro all’Economia, indica in circa 2,7 miliardi il costo da coprire e ricorda che l’ultima parola spetta ai leader politici.
Leo ha parlato anche dei giovani. L’ipotesi è un prelievo forfettario al 5% applicato solo agli aumenti che una persona fino a 35 anni ottiene rispetto all’anno prima, con un vantaggio fiscale per l’azienda che concede il rialzo. Il ministro Giancarlo Giorgetti la sostiene, ma resta una proposta e non una norma.
Le Regioni, intanto, chiedono di più per la sanità. La Conferenza delle Regioni vuole che la manovra faccia crescere in modo significativo il Fondo sanitario nazionale, e il presidente Massimiliano Fedriga precisa che le richieste dovranno appoggiarsi a un quadro finanziario documentato. È una richiesta, non uno stanziamento, e la fonte non riporta alcun importo.
Il margine di manovra è stretto. Il deficit del 2025 è risultato poco sopra il 3% del Pil, quindi l’Italia resta sotto la procedura europea aperta nel 2024 per disavanzo eccessivo. L’obiettivo è scendere sotto il 3% nel 2027, mentre il debito supera i 3mila miliardi: per questo Giorgetti insiste su prudenza.
Un segnale positivo esiste. Fitch ha alzato la stima di crescita per il 2026 dallo 0,6% all’1%. Libero Monteforte, dell’Ufficio parlamentare di bilancio, ha però ricordato in audizione che l’economia italiana cresce meno di quella dell’area euro da anni, salvo la breve ripresa dopo il Covid, e parla di un problema strutturale.
La maggioranza, poi, spinge in direzioni diverse. Sul fronte pensioni, la Lega vuole un’uscita anticipata a 64 anni che interesserebbe circa 180mila lavoratori con il sistema misto, con un costo stimato di 5 miliardi in tre anni. Forza Italia punta invece a detassare la tredicesima. Tutto dipenderà da quanto spazio resterà nei conti.
Chi ha un reddito vicino ai 60mila euro o meno di 35 anni farebbe bene a segnare venerdì 2 ottobre e giovedì 15 ottobre 2026, ma senza fare piani su cifre che oggi nessuno ha approvato.
Secondo AGI, in un articolo di Andrea Managò del 29 settembre 2026 sulle stime Pil della manovra e sulle richieste delle Regioni.