Bank of America ha alzato lunedì 14 settembre il proprio obiettivo di prezzo sul titolo UniCredit: il target sale a 113 euro dai 100 precedenti, con il giudizio Buy confermato e la banca ancora tra le sue preferite nel comparto bancario europeo. Lo riporta Money.it, ricostruendo le ragioni dietro la revisione. Preso come riferimento il livello di chiusura della stessa seduta, 84,48 euro, il nuovo obiettivo implica un potenziale teorico vicino al 34%, un margine ampio per un titolo che nei dodici mesi precedenti aveva già messo a segno un rialzo superiore al 28%, salito di un ulteriore 18% circa dall’apertura del 2026.
Alla base della view di BofA c’è soprattutto la redditività attesa. Nel 2028 il ROTE previsto è vicino al 26%, una soglia che collocherebbe la banca tra le più redditizie al mondo, mentre il multiplo utili/prezzo resta intorno a otto volte, circa un quinto sotto la media delle grandi banche del continente. È questa combinazione, redditività alta e valutazione contenuta, a sostenere l’idea che il mercato non abbia ancora prezzato tutto.
La prima leva citata da BofA riguarda i tassi attivi. C’è chi teme che l’espansione dei prestiti riduca progressivamente i margini della banca, ma gli analisti pensano che il turnover del portafoglio titoli possa bilanciare l’effetto. Il portafoglio di replica di UniCredit vale circa 218 miliardi di euro e attualmente rende in media l’1,6%, ma ogni dodici mesi circa 22 miliardi in scadenza vengono rimpiegati a un tasso tra il 3,2 e il 3,3%, quasi il doppio. L’effetto cumulato, secondo le stime di BofA, potrebbe valere attorno ai 700 milioni di euro in interessi aggiuntivi entro il 2027. Nella stima della banca americana il margine di interesse del gruppo, Commerzbank inclusa, passa da 25,4 miliardi a 27,1 miliardi tra 2027 e l’anno seguente, un valore che batterebbe il consensus di circa il 5%.
Il secondo fattore è la partita Commerzbank. UniCredit ha spinto la propria quota nella banca tedesca fino quasi al 48%, e il tema non è più se salire ulteriormente ma a quali condizioni arrivare a un controllo pieno. Il 14 settembre Orcel si è confrontato a Berlino con Lars Klingbeil, il titolare tedesco delle Finanze. Da Berlino arrivano paletti precisi per un’eventuale aggregazione: Commerzbank dovrebbe restare quotata, con la sede sempre a Francoforte e un ruolo confermato nel finanziare le piccole e medie imprese locali. BofA giudica il clima meno teso rispetto alle fasi iniziali dell’operazione e non esclude uno schema in cui Commerzbank assorba HVB, la divisione tedesca del gruppo italiano, lasciando a Piazza Gae Aulenti una quota vicina al 70% nella nuova entità. Resta uno scenario ipotetico, che gli analisti citano più per spiegare il valore dell’opzionalità che come previsione concreta.
Il capitale in eccesso è il terzo argomento. L’aumento della quota in Commerzbank ha assorbito risorse di capitale rilevanti, e questo ha fatto crescere i dubbi sullo spazio residuo per dividendi e riacquisti di azioni. BofA ribatte che la banca produce ogni anno un capitale organico stimato in 300 punti base circa, e che l’assorbimento legato a Commerzbank si ridurrà con il tempo. Pesa anche il via libera della BCE al meccanismo noto come Danish Compromise, che riguarda le partecipazioni assicurative e vale circa mezzo punto di CET1 aggiuntivo: il rapporto era del 14,3% a fine giugno, sale al 14,5% al netto dell’effetto temporaneo di Commerzbank e si avvicina al 15% con il nuovo trattamento contabile.
Qui serve una nota di cautela strutturale. Il target di BofA non è un caso isolato ma nemmeno un’opinione condivisa da tutti: il consensus aggiornato dopo la semestrale indica una media di circa 93,63 euro, l’83% degli analisti raccomanda l’acquisto e nessuno consiglia la vendita. La forbice però resta ampia. Deutsche Bank si ferma a 77 euro con giudizio Hold, mentre Bank of America arriva a 113: una distanza di 36 euro tra le due stime racconta quanto le valutazioni dipendano da una variabile ancora aperta, l’esito della trattativa su Commerzbank, più che da un disaccordo sui conti già pubblicati.
Sul piano tecnico il titolo resta impostato al rialzo ma senza slancio immediato. La resistenza principale sta tra 86 e 86,40 euro, il primo supporto a 83 euro, mentre una discesa sotto 79-80 euro cambierebbe il quadro. Per chi ha UniCredit in portafoglio o valuta di comprarla, il target di 113 euro non è una promessa: conviene seguire trimestre dopo trimestre tre segnali, la tenuta del margine di interesse, i passi ufficiali su Commerzbank e l’evoluzione del CET1, prima di trattare quella cifra come un obiettivo realistico piuttosto che come una delle tante ipotesi in campo.
Dati e cifre riportati da Money.it, che il 15 settembre ha dato conto del nuovo report di Bank of America diffuso il giorno precedente.