Come riporta Money.it, un’indagine di Deutsche Bank Research Institute firmata dagli analisti Galina Pozdnyakova e Luke Templeman fotografa una svolta generazionale precisa su investitori di più Paesi. Gli under 55 vogliono assumersi più rischio nel proprio portafoglio e vogliono farlo tramite l’intelligenza artificiale, non con un consulente in carne e ossa.

Negli Stati Uniti, tra chi ha meno di 34 anni, il rapporto tra favorevoli e contrari a lasciare che un algoritmo esegua da solo gli ordini di compravendita è di 10 a 1. Nel Regno Unito la stessa proporzione è più contenuta, ma resta netta. Dietro il dato tecnologico si intravede un cambio più profondo: consulenti in filiale e appuntamenti formali hanno lasciato spazio ad app di trading, commissioni azzerate e un flusso costante di contenuti finanziari sui social.

Gli autori chiamano questo profilo time billionaire, un’etichetta per chi conserva ancora un’ampia riserva di tempo da vivere. Chi rientra nella fascia under 55 possiede ancora un miliardo di secondi, come minimo, di vita da vivere, circa trentun anni e mezzo. Quella riserva di tempo vale, secondo gli autori, più della ricchezza monetaria di tanti multimilionari. Il calcolo del rischio ne risente: una perdita oggi pesa meno perché restano decenni per rifarsi, e la voglia di puntare su azioni e asset volatili sale rispetto alle generazioni precedenti.

Il rapporto lega questa maggiore tolleranza a un fenomeno che chiama dream scrolling. Scorrere i feed social espone i più giovani a stili di vita economicamente fuori scala, e le aspettative di ricchezza futura si scollano da quelle di chi li ha preceduti. Molti dicono di aver bisogno di uno stipendio triplicato e di un patrimonio raddoppiato per sentirsi finalmente a posto. Un portafoglio prudente, in quello scenario, sembra quasi una rinuncia.

Pozdnyakova e Templeman non descrivono l’intelligenza artificiale come la causa di questa fame di rischio, ma come il suo amplificatore. Un sistema che ribilancia il portafoglio in tempo reale e gestisce soglie di vendita automatiche abbassa la barriera d’ingresso al rischio sofisticato. La stessa tecnologia alimenta però un ottimismo quasi unanime tra i giovani intervistati nello studio sui rendimenti futuri.

Le ricadute non restano confinate ai singoli portafogli. Vendite e acquisti orchestrati da milioni di conti affidati a sistemi automatici simili possono muoversi insieme, rendendo i mercati più esposti a scosse improvvise. Quella stessa propensione al rischio, se resta diffusa, può tenere alti i prezzi degli asset per un periodo superiore a quanto suggeriscono i modelli classici di valutazione.

C’è, però, un lato più critico che lo studio non nasconde. Chi non stacca mai la delega alla macchina rischia di restare senza l’esperienza che si costruisce solo attraversando davvero un mercato ribassista, senza rete di protezione algoritmica: un apprendimento pagato a caro prezzo dalle generazioni che li hanno preceduti. Se e quando l’automazione sbaglierà, chi si è fidato quasi ciecamente di un sistema potrebbe reagire con più durezza, proprio nel momento in cui il portafoglio avrebbe bisogno di stabilità.

Chi ha un piano di investimento a lungo termine gestito da un robo-advisor dovrebbe verificare oggi, prima del prossimo scossone di mercato, quali soglie di intervento umano restano previste nel contratto.

Dati e analisi tratti dallo studio del Deutsche Bank Research Institute, ripresi da Money.it il 2 agosto 2026.