Un BTP emesso nel 2013 e in scadenza a settembre 2044 sta scambiando quasi al valore di rimborso, intorno a 100,4 centesimi, dopo settimane in cui l’ondata di vendite sul reddito fisso ha spinto verso l’alto i rendimenti lungo tutta la curva. Il titolo, identificato dal codice ISIN IT0004923998, paga una cedola lorda annua del 4,75%: al netto della ritenuta fiscale, il rendimento scende al 4,156%.

Il dato interessa chi cerca un flusso cedolare elevato per un periodo lungo. Mancano infatti circa diciotto anni alla scadenza, un orizzonte che pochi risparmiatori pianificano con precisione ma che rende il bond adatto anche a chi vuole trasferire capitale agli eredi, dato che le obbligazioni di Stato italiane non pagano l’imposta di successione. Money.it, che ha pubblicato l’analisi sabato 19 settembre, calcola per questo titolo un rendimento totale netto fino a scadenza tra il 73 e il 75%, considerando la sola ritenuta.

La cedola alta, però, arriva insieme a un rischio concreto. La lunghezza residua rende il prezzo molto sensibile ai movimenti dei tassi: la duration supera gli undici anni e la volatilità annua calcolata da Money.it sfiora l’8%. Un rialzo dei rendimenti di mercato, anche contenuto, può spingere le quotazioni ben sotto la pari. Un calo dei tassi produce l’effetto opposto, amplificato dalla stessa durata che oggi pesa come rischio.

La storia del titolo mostra quanto i due scenari possano essere lontani tra loro. A giugno 2013, e di nuovo a ottobre 2023, il prezzo è arrivato fino a circa 92 centesimi. Nei periodi di rendimenti bassi, invece, le quotazioni erano salite fino a 168,03 centesimi a marzo 2015 e a 173,20 centesimi a febbraio 2021. Nei primi nove mesi del 2026 l’oscillazione è stata più contenuta, con un minimo di 99,55 e un massimo di 112,18. Guardando ai quattro anni precedenti, invece, il prezzo aveva toccato un minimo di 92,75 e un picco di 116,42, quest’ultimo raggiunto a dicembre del 2024.

Chi compra oggi lo fa quindi in una fase in cui le quotazioni sono basse rispetto alla media storica del titolo, complice un’inflazione che negli ultimi anni ha tenuto i tassi più alti che in passato. Un ritorno delle quotazioni sopra la pari richiederebbe un calo duraturo dei rendimenti: uno scenario che, secondo l’analisi di Money.it, il mercato non prezza al momento.

Per chi valuta l’acquisto, la variabile chiave non è solo la cedola ma il momento dell’ingresso. Entrare a prezzi vicini al valore di rimborso limita il rischio di perdita in conto capitale in caso di vendita anticipata. Comprare durante un rialzo dei rendimenti, al contrario, può costringere ad aspettare anni prima di rivedere il capitale investito in utile. Prima di sottoscrivere un titolo con questo orizzonte, conviene quindi chiedersi quanta liquidità si può permettere di vincolare per quasi due decenni, senza doverla smobilizzare proprio in una fase di prezzi sfavorevoli.

Dati e analisi pubblicati da Money.it sabato 19 settembre 2026, a cura di Stefano Vozza.