I finanziamenti a famiglie e imprese sono cresciuti del 3,4% nei dodici mesi terminati ad agosto 2026, un decimo di punto sopra il ritmo segnato un mese prima. Il conteggio dei rialzi consecutivi arriva a venti mesi per le famiglie e a quattordici per le imprese: lo dice il rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi).

Per chi ha un mutuo in vista, la notizia va letta su due piani. Il costo medio delle nuove operazioni per comprare casa è salito al 3,56%, sedici punti in più su un mese fa. Gianfranco Torriero, alla guida della direzione generale dell’Abi, ha però ricordato che quasi tre quarti delle rate in corso viaggiano oggi a tasso fisso: una quota che mette al riparo la maggioranza delle famiglie da ulteriori rialzi, capovolgendo quanto accadeva nel biennio 2006-2007, quando a prevalere erano i tassi variabili.

Sul fronte delle imprese il segnale è più cauto. Il costo delle nuove richieste di finanziamento è sceso al 3,66%, tredici punti in meno sul mese prima, ma Torriero avverte che bisognerà capire come un quadro con un Pil poco brillante e imprenditori sempre più scettici finirà per pesare sulla qualità del credito concesso dalle banche.

Sul lato opposto del bilancio, la raccolta bancaria continua a crescere. I depositi complessivi hanno raggiunto 2.152,6 miliardi di euro a fine agosto, il 2,3% in più rispetto a un anno prima. Presi da soli, i depositi sono saliti dell’1,8%, un passo più lento rispetto al 2,4% di luglio, mentre chi ha scelto obbligazioni bancarie ha spinto la raccolta di lungo periodo fino a un incremento del 6%. Le nuove emissioni obbligazionarie a tasso fisso pagano oggi l’1,73%.

C’è infine un dato che parla della tenuta del sistema più che del singolo correntista. I crediti deteriorati netti hanno chiuso luglio a quota 28 miliardi, in calo rispetto ai 28,6 miliardi di marzo e ai 29,1 miliardi di dicembre 2025. Il paragone storico misura quanto è cambiato: nel 2015 quella cifra aveva toccato un massimo di 196,3 miliardi.

Il quadro racconta due velocità diverse. Le famiglie continuano a indebitarsi con costanza e lo fanno con più protezione dai rialzi dei tassi rispetto al passato. Le imprese si muovono invece con più cautela: pesano il rallentamento della crescita e attese più fosche sugli ordini, non solo il prezzo del denaro.

Chi valuta un mutuo nei prossimi mesi ha una ragione in più per guardare al tasso fisso: mette al sicuro la rata da eventuali nuovi rialzi legati alle prossime mosse della Bce, invece di rincorrere condizioni peggiori tra qualche mese.

Dati e dichiarazioni tratti dal rapporto mensile dell’Abi di agosto 2026, come ripreso da Tgcom24.