Il pagamento a rate online, il cosiddetto Buy Now Pay Later, in sigla BNPL, guadagna terreno anche in Italia, sebbene la distanza dal Nord Europa resti ampia. Banca d’Italia stima che la quota di famiglie che ha provato questa formula sia passata da circa il 4% nel 2022 a circa il 30% adesso, anche se in molti casi l’utilizzo resta sporadico. Il salto in tre anni è netto, e per la prima volta i dati permettono di tracciare un profilo preciso di chi usa davvero lo strumento.
Nella classifica europea dei pagamenti online del 2024 comanda la Svezia, che tocca il 21%; alle sue spalle si piazzano Germania e Finlandia. Belgio, Danimarca e Paesi Bassi restano sopra la media con un 12%, un 11% e un 10%. Ferma al 5% l’Italia, appaiata alla Francia e poco oltre la Spagna al 3%. Fuori dai confini Ue, gli Stati Uniti non superano il 6% e il Regno Unito il 7%.
Il genere pesa: le donne si fermano al 3%, gli uomini salgono al 5%. Conta ancora di più l’età: il picco arriva nella fascia 35-44 anni, che segna il 10% di adozione, quasi doppio rispetto agli under 35 (6%), mentre tra gli over 64 l’utilizzo crolla all’1%.
Anche la geografia conta: il Centro Italia guida con il 7%, il Nord segue al 4% e il Sud con le Isole si ferma al 3%. Il titolo di studio traccia una linea simile, dal 2% di chi si ferma alla licenza media al 6% dei diplomati fino al 7% dei laureati. Il profilo che emerge è maschile, attorno ai quarant’anni, residente al Centro Italia, con studi medio-alti alle spalle. La spesa media dilazionata si aggira sui 200 euro, per acquisti relativamente contenuti come un regalo o uno sfizio in più.
Lo status lavorativo disegna un’altra gerarchia: manager in testa con l’11%, dipendenti subito dietro al 9%. Per imprenditori e lavoratori autonomi il tetto è il 5%, mentre l’adozione scende ancora di più tra i pensionati (1%), i disoccupati (2%) e gli operai (4%).
Anche il reddito familiare traccia una curva a campana: la fascia tra 50.000 e 100.000 euro annui guida con il 7% di utilizzo. Sotto i 25.000 euro il dato resta all’1-2%, tra 25.000 e 50.000 euro sale al 5%, mentre oltre i 100.000 euro torna a scendere, al 5% fino a 500.000 euro e al 3% sopra questa cifra.
Il dato più delicato riguarda chi in passato si è visto negare un prestito tradizionale: in quel gruppo il ricorso al Buy Now Pay Later sale al 12%, il triplo rispetto al 4% di chi un rifiuto bancario non lo ha mai incassato. Per una parte di chi lo usa, il pagamento a rate diventa così la strada che resta aperta quando le banche dicono di no.
Sul fronte del metodo di pagamento, la carta di credito guida con il 35%. La prepagata segue al 33% e la carta di debito chiude il podio al 27%.
Secondo Money.it, che ha ripreso l’analisi di Banca d’Italia, mancano ancora regole specifiche sul settore: una normativa dedicata è in arrivo, insieme a controlli più stretti sul merito creditizio.
Il messaggio più utile riguarda proprio chi si affida al Buy Now Pay Later dopo un rifiuto bancario. Prima di attivare una nuova rateizzazione conviene sommare gli impegni già aperti su più piattaforme, perché senza una centrale rischi dedicata è facile perdere il conto di quante rate stai davvero pagando in parallelo.
Dati e analisi diffusi da Banca d’Italia, ripresi da Money.it in un articolo di Alberto De Pasquale pubblicato il 19 settembre 2026.