Un lingotto d’oro da 17 chili è partito dalla Nuova Zelanda con destinazione Australia. Segna il traguardo delle sei milioni di once d’oro estratte in totale dalla miniera di Macraes. È la più importante fonte aurifera del Paese. Il pezzo vale 3,8 milioni di dollari neozelandesi. OceanaGold, la società che gestisce il giacimento, lo ha definito un risultato che pochi siti minerari al mondo possono vantare.
Il trasporto ha richiesto una scorta blindata e un percorso sorvegliato, la prassi per un asset di quel valore. La ragione del viaggio non è commerciale ma tecnica. L’oro grezzo che esce dal sottosuolo non ha ancora la purezza necessaria per finire sul mercato finanziario o restare nei caveau di una banca. La Nuova Zelanda non dispone di impianti di raffinazione su scala industriale capaci di portarlo a quel livello di purezza.
Il carico dovrà quindi attraversare il Mar di Tasman per raggiungere l’Australia. Ad attenderlo è la Perth Mint, una fonderia tra le più note al mondo per la lavorazione di lingotti destinati al commercio internazionale. Secondo quanto riporta Money.it, la società mineraria non ha diffuso dettagli sulla sicurezza del trasferimento.
La miniera di Macraes opera dal 1990 ed è tra i giacimenti auriferi più produttivi dell’intera area del Pacifico, secondo OceanaGold. L’azienda esclude che il sito sia vicino all’esaurimento. Le stime interne parlano di almeno un milione di once ancora da recuperare, un obiettivo che il piano aziendale colloca nell’arco di sette anni, a condizione che le autorizzazioni accelerate richieste arrivino nei tempi previsti. Shane Jones, ministro delle Risorse per il governo neozelandese, ha presenziato di persona alla celebrazione del traguardo.
Il valore della produzione racconta un’altra storia, quella del prezzo dell’oro. Negli anni Novanta la quotazione era arrivata fino a 430 dollari neozelandesi per oncia. Oggi la stessa quotazione viaggia sopra i 7.100 dollari neozelandesi a oncia, un livello che pochi anni fa sarebbe sembrato irraggiungibile. Considerando l’intera vita del sito, OceanaGold calcola che il prezzo medio sia stato vicino ai 2.000 dollari neozelandesi a oncia. È un conto che porta il valore complessivo di quanto estratto a Macraes a quasi 12 miliardi di dollari, in valuta neozelandese.
Il solo giacimento dà lavoro a circa 760 persone, una cifra che non racconta l’intero indotto. Si aggiungono le imposte versate, le royalty pagate allo Stato e l’attività di decine di fornitori locali. Sono numeri che spiegano perché il governo neozelandese punti di nuovo sul comparto estrattivo per attrarre capitali, far crescere l’export e sostenere l’occupazione nelle aree rurali, dove le miniere restano tra i principali datori di lavoro.
Per chi guarda al settore minerario come leva industriale, il vero banco di prova non è questo lingotto già spedito ma il prossimo. I tempi delle autorizzazioni per estendere la vita di Macraes diranno se la Nuova Zelanda può contare su questo comparto anche nel prossimo decennio.
Dati e dettagli riportati da Money.it, in un articolo di Emanuela Ceccarelli pubblicato mercoledì 29 luglio 2026.