Dal 1° ottobre il nuovo giro di vite sui veicoli diesel Euro 5 scatterà per davvero in una sola delle quattro regioni del Nord chiamate in causa. La Lombardia conferma il divieto nelle aree urbane di Monza, Milano, Brescia e Bergamo, mentre Piemonte ed Emilia-Romagna hanno scelto la via alternativa delle misure compensative. Il Veneto, invece, non ha ancora deciso.

A imporlo è un impianto normativo che parte dalla legge numero 155, varata nel 2023 e corretta poi da un intervento del luglio 2025. Il testo impone il blocco nei comuni sopra i 100.000 abitanti che si trovano in Lombardia, Piemonte, Veneto o Emilia-Romagna, dotati di trasporto pubblico locale e con sforamenti di PM10 o biossido di azoto. Ogni regione, però, può evitarlo del tutto se inserisce interventi equivalenti nel piano regionale sulla qualità dell’aria, capaci di tagliare le emissioni con la stessa efficacia.

La Lombardia ha usato questa possibilità solo in parte. Il divieto riguarderà inizialmente le sole autovetture Euro 5 di categoria M1, quelle fino a otto posti, dal lunedì al venerdì tra le 7

e le 19
, festivi esclusi. Chi non vuole rinunciare all’auto ha un’alternativa: il programma Move-In sostituisce il fermo su base oraria con un tetto di chilometri annui, monitorato da un dispositivo installato a bordo. Furgoni e mezzi pesanti seguiranno solo più avanti, nel 2027 e nel 2028.

Il Piemonte ha imboccato la strada opposta. Al posto del divieto ha scelto interventi compensativi che, secondo la regione, non pesano in modo diretto sugli automobilisti: una scelta che evita il blocco a Torino e Novara, gli unici due comuni piemontesi sopra la soglia dei 100.000 abitanti.

Il Veneto resta il nodo aperto. La giunta regionale ha avviato l’iter per convertire il divieto in misure alternative, ma il percorso non si è ancora concluso. Se non arriverà una sospensione in tempo, il fermo scatterebbe dal 1° ottobre e resterebbe attivo fino alla fine di aprile, colpendo N1, N2, N3 e M1 in un perimetro di 77 comuni spalmati su cinque agglomerati urbani della regione, da Verona a Venezia. Quel numero descrive però un’area potenziale, non un elenco di divieti già certi.

L’Emilia-Romagna ha invece chiuso la partita l’11 settembre, con l’adozione ufficiale delle misure compensative. Restava fuori da questa scelta un pacchetto di circa 90.000 veicoli, distribuiti nei nove capoluoghi regionali che vanno da Piacenza a Rimini. La sospensione riguarda solo il nuovo blocco strutturale: gli Euro 5 potranno ancora essere fermati nelle domeniche ecologiche, oppure ogni volta che scattano le misure d’emergenza legate al PM10. Secondo la regione, gli interventi scelti taglieranno le emissioni almeno quanto avrebbe fatto il fermo dei veicoli.

Un punto vale per tutte e quattro le regioni: il divieto, dove si applica, non guarda alla targa né alla residenza di chi guida. Basta entrare nel perimetro con un Euro 5 fuori orario consentito per rischiare la sanzione, anche se si arriva da una regione diversa o da una provincia vicina. Chi possiede un diesel Euro 5 e si muove abitualmente tra Lombardia e le regioni confinanti farebbe bene a controllare fin da ora le vie e gli orari coperti dal divieto nel proprio comune, e a valutare l’iscrizione a Move-In prima che scatti la prima multa di ottobre.

Dati e cronologia normativa riportati da QuiFinanza in un articolo di Danilo Supino pubblicato martedì 15 settembre 2026.