Uber taglierà 3.300 posti di lavoro, circa un decimo dell’intero organico. È il ridimensionamento più ampio della società da quando è iniziata la pandemia di Covid-19, sei anni fa.

Ad annunciarlo è stato il ceo Dara Khosrowshahi, in una nota interna diffusa il 2 settembre e ripresa da Il Sole 24 Ore. Nel testo, il manager spiega che l’azienda sta eliminando alcuni livelli gerarchici e semplificando la struttura dei team, per concentrare risorse e investimenti sulle priorità dei prossimi anni.

Dietro la scelta c’è la crescita dei robotaxi, le auto a guida autonoma che iniziano a insidiare il mercato delle corse su richiesta, storicamente dominato da Uber. La società non ha reso noto quanto pesi oggi questa concorrenza sui ricavi. La riorganizzazione arriva comunque proprio mentre il settore si prepara a un cambio di modello.

Nella stessa lettera, Khosrowshahi lega la riorganizzazione a un obiettivo preciso: decisioni più rapide, meno passaggi di coordinamento e responsabilità individuali più nette per ogni team. Il manager ha aggiunto che i risparmi ottenuti serviranno a finanziare gli investimenti in crescita e innovazione, oltre a rafforzare le competenze che l’azienda ritiene decisive nei prossimi anni.

Chi è coinvolto dal taglio ha già ricevuto una comunicazione diretta. Fanno eccezione i paesi dove la normativa locale impone tempistiche e procedure diverse per i licenziamenti collettivi, e dove Uber seguirà quelle regole prima di formalizzare l’uscita dei dipendenti.

Il taglio dei 3.300 posti si inserisce in un filone più ampio di ristrutturazioni nelle piattaforme di trasporto e consegna, dove l’automazione sta ridisegnando i costi operativi. Per Uber la posta in gioco è mantenere margini di profitto solidi mentre il mercato tradizionale del ride-hailing rallenta nelle aree dove i robotaxi hanno già iniziato a operare.

Non è la prima volta che l’azienda riduce il personale per rispondere a un cambiamento del mercato. La differenza, questa volta, è la causa: non un calo della domanda ma l’arrivo di un concorrente tecnologico che promette di eliminare l’autista dall’equazione dei costi.

Uber impiega complessivamente decine di migliaia di persone in tutto il mondo, tra sedi centrali e uffici locali, oltre alla rete di autisti che formalmente non risultano dipendenti. Il taglio annunciato riguarda quindi solo la parte impiegatizia della struttura, non la flotta di conducenti che continua a operare sulla piattaforma. L’azienda non ha diviso pubblicamente i 3.300 ruoli tagliati per funzione o area geografica, quindi non è possibile stabilire quali team assorbano la parte più consistente della riduzione.

L’annuncio arriva mentre altre società tecnologiche quotate hanno comunicato riduzioni di organico simili nel corso dell’anno, spesso motivate con la stessa combinazione di efficienza interna e automazione dei processi. Per Uber, però, la pressione competitiva dei robotaxi aggiunge un elemento specifico: non si tratta solo di tagliare costi, ma di ridisegnare un modello di business che per un decennio si è fondato sull’intermediazione tra passeggeri e autisti umani.

Chi lavora nel settore delle piattaforme di trasporto o valuta un impiego in quell’ambito farà bene a seguire l’espansione dei robotaxi nei prossimi mesi; è quel fattore, più della singola trimestrale, a determinare se altre aziende del comparto seguiranno la stessa strada di Uber.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore il 2 settembre 2026, la notizia arriva da una lettera del ceo Dara Khosrowshahi ai dipendenti di Uber.