Donald Trump ha votato a Palm Beach, in Florida, insieme alla moglie Melania, e poi è volato in Georgia per un comizio. Il voto di metà mandato è fissato per il 3 novembre e mette in palio la Camera e il Senato. Il risultato deciderà quanto spazio avrà la Casa Bianca per portare avanti il suo programma nei prossimi due anni.
Il dato che pesa di più arriva da Reuters/Ipsos, con una rilevazione del 19 ottobre: a promuovere il lavoro del presidente è appena il 31% degli americani, un punto sotto la misura di prima e il minimo dei suoi due mandati. I giudizi negativi sono il 66%.
Lo stesso sondaggio guarda al Congresso. Chi è iscritto alle liste elettorali sceglierebbe un democratico nel 47% dei casi e un repubblicano nel 35%, quindi i Democratici stanno avanti di 12 punti. Attenzione però: un vantaggio nazionale non dice come si distribuiranno i seggi, perché ogni collegio si gioca per conto suo.
Il New York Times e il Siena College hanno interpellato circa 3.494 elettori ritenuti probabili votanti e hanno pubblicato i risultati il 21 ottobre. Qui il gradimento di Trump sale al 36%, e lo boccia il 59%. Il 52% degli intervistati dice che a novembre voterà un democratico.
Sotto la superficie c’è l’economia. Sempre per Reuters/Ipsos, il 68% disapprova come l’amministrazione gestisce i conti del Paese, e il malcontento tocca anche una parte dei Repubblicani. Quando si chiede chi sappia guidare meglio l’economia, il 40% risponde Democratici e il 33% Repubblicani. Tra le preoccupazioni degli elettori compaiono il costo della vita, la benzina più cara e le ricadute economiche che potrebbe avere il conflitto con l’Iran.
C’è poi un aspetto che i numeri sul gradimento non catturano. Il Pew Research Center ha chiesto agli iscritti al voto, con interviste dal 28 settembre fino al 4 ottobre, quanto Trump conti nella scelta del voto per il Congresso. Per il 63% è un fattore determinante. Il 44% descrive la propria scelta come un voto contro il presidente, mentre il 19% la vive come un modo per sostenerlo. In quella indagine il gradimento si ferma al 30%.
Messe in fila, le tre rilevazioni raccontano la stessa cosa con cifre diverse: l’approvazione oscilla tra il 30% e il 36%, a seconda di chi viene interpellato e di come si seleziona il campione. Nessuno dei sondaggi, va detto, è un’anticipazione dei risultati. Misurano un umore, non i seggi conquistati in ciascuno Stato.
Per chi guarda ai mercati e agli affari, la posta è la tenuta dell’agenda economica del presidente. Se i Democratici prendessero una Camera o entrambe, Trump incontrerebbe più ostacoli nel far approvare le sue misure. Se i Repubblicani confermassero la maggioranza, avrebbe invece più margine di manovra.
Per chi segue dollaro e Wall Street, la data da segnare è martedì 3 novembre: l’esito di quel voto dirà se le politiche del presidente avranno la strada libera o dovranno passare da un Congresso ostile.
Secondo Affaritaliani, nell’articolo di Emma Rossi pubblicato domenica 25 ottobre 2026.