Trezor ha attivato sui suoi portafogli hardware la firma leggibile basata sullo standard ERC-7730, una tecnologia che permette di vedere davvero cosa si sta approvando prima di completare un’operazione in criptovalute. La novità riguarda Model T, Safe 3, Safe 5 e Safe 7. Il Model One, invece, non riceve l’aggiornamento.
Fino ad oggi chi firmava una transazione con un wallet hardware doveva fidarsi di una serie di simboli esadecimali senza alcun significato apparente, sperando che corrispondesse davvero a quanto promesso dall’applicazione sul computer collegato. Con la firma leggibile, il dispositivo mostra invece l’azione reale, l’importo, il token coinvolto e l’indirizzo di destinazione, in un linguaggio comprensibile a chiunque.
Il cambiamento risolve un problema di sicurezza conosciuto come firma alla cieca. Secondo l’Ethereum Foundation, il meccanismo ha reso possibili diversi tra i più gravi furti di criptovalute mai avvenuti, incluso quello subito da Bybit lo scorso anno: 1,5 miliardi di dollari in fondi sottratti, tuttora il caso più ingente della storia del settore. Se il computer collegato al wallet viene manomesso, chi firma senza vedere davvero cosa sta approvando non ha modo di accorgersene prima che i fondi spariscano.
La funzione lavora senza bisogno di configurazioni: basta aggiornare firmware e software, e la protezione arriva in automatico tramite WalletConnect, Trezor Connect e Trezor Suite. Al debutto sono coperti alcuni tra i protocolli più usati della finanza decentralizzata, tra cui Hyperliquid, Lido, 1inch, LiFi, Aave e Tether, con altri annunciati per le prossime settimane.
Lo standard alla base, però, non nasce in casa Trezor. L’idea originale arriva da Ledger, concorrente diretto nel mercato dei wallet hardware, che l’ha sviluppata come funzione interna prima di renderla pubblica nel 2024. Da quel momento la governance è passata all’Ethereum Foundation, che gestisce anche il programma di sicurezza lanciato a febbraio noto come Trillion Dollar Security Initiative: una scelta che rende la firma leggibile un’infrastruttura condivisa dell’intero settore, non un vantaggio competitivo di un singolo produttore.
Perché uno smart contract benefici della funzione serve però un descrittore registrato sul sito clearsigning.org, il catalogo che permette anche ai contratti già in circolazione di aderire allo standard senza dover essere ridistribuiti. Senza un descrittore registrato, il contratto torna al vecchio avviso generico. Da maggio a fine luglio i descrittori pubblicati nel registro sono cresciuti di circa il 28%, un dato riportato da Crypto Briefing che segnala un’adozione ancora parziale, ma in accelerazione.
Qui sta il limite pratico della novità: la sicurezza reale dipende da quanti protocolli scelgono di rendersi leggibili, non dal solo aggiornamento del wallet. Chi usa Trezor per operazioni su smart contract dovrebbe controllare, prima di firmare, se il protocollo coinvolto ha già un descrittore attivo nel registro.
Dati riportati da Cryptonomist; la funzione è stata confermata l’8 settembre 2026, con l’avallo dell’Ethereum Foundation e di Trezor stessa.