Il governo valuta uno sconto fiscale sulla tredicesima al posto della piena esenzione, perché azzerare del tutto le imposte su quella mensilità costerebbe alle casse pubbliche 15 miliardi di euro. Il tema torna centrale nella trattativa sulla prossima Legge di Bilancio, un anno dopo che una proposta simile per dicembre 2025 si era arenata sugli stessi conti. Per i lavoratori dipendenti, quanto arriverà davvero in più a dicembre è ancora da definire.
Esentasse e detassazione non sono la stessa cosa, anche se nel dibattito pubblico vengono spesso confuse. Nel primo caso lo Stato cancella ogni imposta e ogni contributo sulla somma, e il lordo coincide con quanto il lavoratore porta a casa. Nel secondo l’importo resta tassato, ma con un’aliquota ridotta rispetto alle aliquote Irpef ordinarie: il guadagno netto cresce, senza arrivare all’esenzione totale.
La strategia allo studio, secondo quanto riportato da Money.it, prevede un’imposta sostitutiva che scollega la tredicesima dalle aliquote ordinarie dell’Irpef. Il peso fiscale dovrebbe fermarsi tra il 10 e il 15 per cento, pensato però solo per chi guadagna poco. Per una parte dei lavoratori interessati il risparmio ipotizzato oscilla tra i 200 e i 250 euro, un dato legato all’ipotesi più favorevole e non a una norma già scritta. Duecento euro in più bastano a coprire una spesa imprevista di dicembre, ma restano lontani dal beneficio di un’esenzione piena. Le ipotesi sulla soglia di reddito sono due: fino a 15.000 euro oppure fino a 30.000 euro, e la scelta tra le due cambia quante persone ne beneficeranno davvero.
Il progetto ha un padrino politico preciso: è una misura sostenuta soprattutto da Forza Italia all’interno della maggioranza, che rivendica così un intervento visibile sulle buste paga di dicembre. Restano però da sciogliere più nodi tecnici che politici, a partire da chi verrà davvero escluso dalla platea. Se alla fine restasse la soglia più bassa, fissata a 15.000 euro, lo sconto arriverebbe soprattutto a chi ha un part time o un contratto a termine, lasciando fuori la maggioranza degli operai e degli impiegati con un contratto pieno.
Il problema tecnico ha un nome preciso: effetto soglia. Un tetto rigido spezza la progressività della misura invece di garantirla. Se il limite finisse a 30.000 euro, un lavoratore con 30.001 euro di reddito resterebbe escluso dallo sconto. Basta un euro di differenza. Il risultato è un paradosso concreto: chi guadagna leggermente di più può ritrovarsi, a conti fatti, con un netto più basso di chi sta appena sotto la soglia.
Chi conta già sull’aumento in busta paga di dicembre farebbe meglio ad aspettare il testo definitivo della manovra. Fino a quel momento, il risparmio resta un’ipotesi, non un dato certo.
Secondo quanto riportato da Money.it nell’articolo pubblicato giovedì 17 settembre 2026.