La bozza della legge di Bilancio per il 2027 introduce una exit tax del 26% sui guadagni finanziari non ancora incassati di chi va a vivere all’estero. Lo ha riportato QuiFinanza. Il testo è ancora una bozza, quindi le regole possono cambiare prima dell’approvazione.

Il meccanismo è semplice da enunciare. Chi cambia residenza fiscale paga l’imposta anche se non ha venduto nulla: contano azioni, partecipazioni e altri strumenti finanziari che nel frattempo hanno guadagnato valore. Il fisco non tocca l’intero patrimonio, ma solo l’aumento di valore degli investimenti.

La norma sarebbe inserita nell’articolo 307-bis del Tuir, la legge che regola le imposte sui redditi delle persone. Lo scopo dichiarato è frenare l’uscita dei grandi patrimoni, perché con l’espatrio l’Italia perderebbe il diritto di tassare quei guadagni.

Per finire nel mirino servono tre condizioni insieme. Serve aver avuto la residenza italiana in almeno sei annualità fiscali sulle ultime dieci. Le attività finanziarie coinvolte devono valere almeno 800mila euro. E il trasferimento deve far perdere all’Italia la possibilità di tassare i relativi redditi.

Un esempio chiarisce il calcolo. Immagina azioni comprate a 100.000 euro che al momento del trasloco ne valgono 120.000. La base imponibile è la differenza di 20.000 euro, non il valore complessivo, e il conto da saldare con il fisco sale a 5.200 euro.

Di norma si paga nei 180 giorni successivi al trasloco. Chi si sposta in un Paese dell’Unione europea, o in uno Stato legato a Roma da accordi di cooperazione fiscale, può rinviarlo. In quel caso presta una garanzia e anticipa subito metà dell’importo. Il saldo arriva quando vende gli investimenti, con un limite di cinque anni se la destinazione è nell’Unione e di dieci per le altre ammesse.

Sono previsti anche tre casi in cui l’imposta si cancella e le somme anticipate tornano indietro. Succede se i titoli restano invenduti oltre quei limiti, se subentra una successione, oppure se il contribuente rientra stabilmente in Italia.

Sui titoli di Stato la bozza prevede un trattamento di favore. La base imponibile scende al 48,08%, e il prelievo effettivo si ferma al 12,5%.

Il gettito atteso è modesto: la stima per il 2027 è 3,37 milioni, poi 6,74 milioni annui tra il 2028 e il 2031. Il numero suggerisce che la misura valga più come deterrente che come entrata, anche se la bozza non spiega su quali stime poggi.

Resta aperto il nodo della doppia imposizione. Il Paese di nuova residenza potrebbe tassare gli stessi guadagni a sua volta, e QuiFinanza segnala proprio questo rischio.

Chi ha un portafoglio sopra gli 800mila euro e valuta un trasferimento nei prossimi anni dovrebbe seguire il passaggio parlamentare della Manovra: la soglia, i termini di pagamento e le cause di cancellazione sono i punti che possono ancora cambiare.

Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia mercoledì 4 novembre 2026 a firma di Mauro Di Gregorio, la misura è contenuta nella bozza della legge di Bilancio.