Il disegno di legge di Bilancio per il 2027 prevede un secondo raddoppio della Tobin tax sulle azioni italiane. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al testo mercoledì 28 ottobre. Per chi compra titoli a Piazza Affari, l’aliquota sugli acquisti in Borsa passerebbe dallo 0,2% allo 0,4%, a partire dal 2027.

Si tratta per ora di una proposta. Finché il Parlamento non approva la manovra e la Gazzetta Ufficiale non la pubblica, nessuna aliquota è definitiva. Gli emendamenti possono cambiare il testo in entrambi i rami del Parlamento. L’esame deve chiudersi entro il 31 dicembre.

Giorgia Meloni ha messo l’aumento fra le voci che finanziano la manovra, insieme al contributo richiesto a banche e assicurazioni. Per le due misure sommate ha parlato di circa 5 miliardi, forse qualcosa in più. In conferenza stampa le nuove aliquote non sono state precisate. Secondo Money.it, il comunicato del governo accenna soltanto a più gettito dalla finanza.

Cosa pagheresti. Per 10.000 euro di azioni comprate, l’imposta costava 10 euro nel 2025 e 20 euro nel 2026. Con l’aliquota proposta salirebbe a 40 euro. Con 50.000 euro investiti la cifra crescerebbe da 100 fino a 200 euro. A questo si sommano le commissioni dell’intermediario, e l’imposta colpisce solo chi compra: le vendite non pagano nulla.

Sugli acquisti fuori mercato le ricostruzioni divergono. Milano Finanza parla di un raddoppio dallo 0,4% allo 0,8%. Il Sole 24 Ore anticipa invece lo 0,6%, con un ritocco dallo 0,04% allo 0,06% per l’alta frequenza.

Chi resta fuori. L’imposta riguarda solo le azioni emesse da imprese che hanno la sede legale in Italia. Quelle estere non la pagano. Sono esenti anche le italiane con capitalizzazione media sotto i 500 milioni di euro: l’elenco lo pubblica ogni anno il Ministero dell’Economia. Fuori dal perimetro stanno poi le obbligazioni e i titoli di Stato, oltre alle quote dei fondi comuni e degli ETF. Un fondo, però, la sostiene quando compra a sua volta azioni italiane.

Il precedente. Il primo raddoppio, in vigore dal 1° gennaio 2026, ha reso più del previsto. I dati del Bollettino delle entrate tributarie, curato dal dipartimento delle Finanze, dicono che da gennaio ad agosto 2026 sono entrati 917 milioni, mentre nei mesi corrispondenti del 2025 erano 472 milioni: un aumento del 94,3%. Il totale supera già i 710 milioni incassati in tutto il 2025. La relazione tecnica alla manovra 2026 prevedeva un maggior gettito di 337,3 milioni l’anno.

Per il nuovo aumento, Palazzo Chigi stima circa 500 milioni nel primo anno e circa 1,7 miliardi in tre anni.

Le critiche. Amf Italia, l’associazione degli intermediari dei mercati finanziari, parla di prelievo «quadruplicato» nell’arco di due anni. Sostiene che il peso ricada sui risparmiatori e non sugli intermediari. Il suo esempio: su 10.000 euro si pagano 40 euro in Italia e nulla sulle piazze di Francoforte e Amsterdam. L’associazione chiede anche di alzare il limite di esenzione, portandolo a 1 miliardo di capitalizzazione contro gli attuali 500 milioni, per alleggerire le società più piccole.

Chi investe spesso in azioni italiane di grandi dimensioni dovrebbe rifare i conti sul costo di ogni ordine, perché l’imposta pesa a ogni acquisto. Il passaggio da seguire è l’esame parlamentare della manovra, che decide le aliquote prima del 31 dicembre.

Secondo Money.it, articolo di Flavia Provenzani pubblicato giovedì 29 ottobre 2026.