Gli azionisti di Mps hanno respinto il piano del ceo Luigi Lovaglio. Nell’assemblea straordinaria di giovedì 29 ottobre sono state bocciate la fusione con Mediobanca e le due offerte pubbliche di scambio (ops), una per Banco Bpm e una per Banca Generali. Lo ha riportato Forbes Italia.

Il piano era pensato come difesa contro Intesa Sanpaolo, che punta alla banca senese. Il risultato, però, era in larga parte atteso: mercato e analisti lo davano per scontato già nelle ultime 24 ore.

Il peso dell’affluenza

Il problema è stato la partecipazione. Alle assemblee, ordinaria e straordinaria, si è presentato il 65,86% del capitale. Con meno del 70% dei diritti di voto in sala, secondo i pronostici, ottenere l’approvazione sarebbe stato impossibile per Lovaglio.

Fusione con Mediobanca

Sulla fusione con Mediobanca, il 63,65% dei presenti ha votato contro. I favorevoli sono stati il 32,91%, mentre il 3,42% si è astenuto. Lovaglio aveva promesso di garantire l’indipendenza di Mediobanca, la banca che Mps ha conquistato con un’offerta pubblica di scambio andata a buon fine lo scorso anno, e si era rivolto direttamente ai fondi. L’appello non ha cambiato l’esito.

Il ceo ha spiegato di aver messo in conto una partita aritmeticamente difficile, vista la posizione di alcuni soci rilevanti. A sorprenderlo è stato il cambio di linea di Intesa Sanpaolo: all’inizio favorevole alla fusione, poi orientata a sperare che non passasse. Quando un socio di quel peso inverte la rotta, ha detto, il clima dell’assemblea cambia di conseguenza.

Le due ops

Più netto ancora il verdetto sulle offerte. Sull’offerta per Banco Bpm, il presidente di Mps Cesare Bisoni ha indicato un sostegno del 6,47% del capitale presente e un 91,1% di contrari. Sull’ops su Banca Generali i contrari sono stati il 90,9%, i favorevoli il 6,66% e gli astenuti il 2,4%.

Bisoni ha anche smentito le voci di un addio di Lovaglio, definendole un’invenzione giornalistica.

La partita con Intesa

Prima dei risultati, Lovaglio aveva avvertito gli azionisti che quel voto non avrebbe deciso il futuro di Mps. Il suo ragionamento è che l’opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) di Intesa Sanpaolo ha davanti un percorso lungo, che comprende anche il via libera dell’Antitrust. Finché l’offerta non parte e le condizioni non si realizzano, ha detto, il confronto resta aperto.

Lovaglio ha aggiunto che la banca senese deve continuare a produrre risultati, tutelare clienti e dipendenti e puntare al maggior valore possibile per tutti i soci. Il rifiuto dei tre punti all’ordine del giorno, quindi, non cambia i suoi obiettivi.

Il quadro, però, è cambiato. Senza fusione e senza le due ops, la difesa costruita da Lovaglio non ha più i suoi due pilastri. Nessuno ha detto quale alternativa il consiglio intenda mettere in campo. Quel dettaglio pesa più di ogni percentuale, perché decide se l’ad abbia un piano B o soltanto tempo da guadagnare.

Per chi segue il titolo, i prossimi passaggi da tenere d’occhio sono due: l’eventuale avvio dell’opas di Intesa Sanpaolo e il giudizio dell’Antitrust.

Secondo Forbes Italia, l’esito dell’assemblea straordinaria di Mps è stato comunicato giovedì 29 ottobre 2026.