Dal primo gennaio 2027 cambia il calcolo delle tasse sul trattamento di fine rapporto per chi lascia il lavoro o va in pensione da quella data in poi. Lo segnala Money.it, portale italiano di finanza personale, in un’analisi pubblicata giovedì 10 settembre. A cambiare è l’articolo 376 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, il decreto legislativo 117 del 2026. La norma cancella una tutela in vigore da quasi vent’anni.

La norma abrogata garantiva un doppio confronto in fase di liquidazione. L’Agenzia delle Entrate calcolava l’imposta sia con le aliquote dell’anno in cui finiva il rapporto sia con gli scaglioni Irpef fermi al 2006, e applicava d’ufficio quello più conveniente per il dipendente. Da gennaio quel paragone sparisce: resta un solo calcolo, basato sulle aliquote correnti.

L’abolizione del confronto non significa una tassazione più alta per tutti. Le vecchie aliquote restavano più basse soprattutto per le carriere molto lunghe, quindi il rischio maggiore riguarda chi ha un reddito medio alto e tanti anni di anzianità: per questo profilo lo scarto tra i due regimi può valere qualche punto percentuale sull’aliquota media. La modifica si applica anche al trattamento maturato tra il 2006 e il 2026, non solo a quello futuro, perché conta la data in cui finisce il rapporto di lavoro e non quella in cui si è iniziato ad accantonare le somme.

Un dirigente con vent’anni di anzianità e un trattamento lordo di 80.000 euro rende l’impatto concreto. Per calcolare l’aliquota media la legge non tassa l’intera somma ma un reddito teorico, ottenuto moltiplicando il trattamento per dodici e dividendolo per gli anni di servizio: nell’esempio il risultato è 48.000 euro, la base su cui si applicano gli scaglioni. Il regime di salvaguardia usava le aliquote ferme al 2006, con il 23%, il 33% e il 39% e soglie a 26.000 e a 33.500 euro. Su quella base l’imposta sfiorava i 14.110 euro e l’aliquota media saliva al 29,40%.

Le regole oggi in vigore applicano invece il 23%, il 33% e il 43%, con soglie più alte, a 28.000 e a 50.000 euro. Qui l’imposta scende a circa 13.040 euro e l’aliquota media si ferma al 27,17%. Il nuovo regime costa quindi meno. Il risparmio sul totale del trattamento è di circa 1.800 euro rispetto al vecchio calcolo, proprio nel caso preso in esame dal portale.

Chi ha una carriera lunga e uno stipendio sopra la media dovrebbe far simulare entrambi i calcoli prima di firmare le dimissioni. Il vecchio confronto tra le aliquote resta valido solo se il rapporto si chiude entro il 31 dicembre 2026. Dopo quella data, conta solo la data delle dimissioni.

Secondo Money.it, l’articolo è stato pubblicato giovedì 10 settembre 2026, a firma di Patrizia Del Pidio.