Nel 2017 il film Sfashion raccontava il collasso del distretto tessile teramano come un epilogo definitivo. Quasi dieci anni dopo, uno studio della Luiss colloca la provincia di Teramo tra i territori italiani con le imprese in maggiore espansione, come ha riportato Il Sole 24 Ore lo scorso 13 agosto. Il dato sorprende perché l’area resta ufficialmente compresa nell’elenco delle zone a crisi industriale conclamata, un’etichetta che comprende anche Valle del Tronto e Piceno, oltre al distretto di Val Vibrata.

Lorenzo Dattoli presiede l’associazione datoriale abruzzese Confindustria Abruzzo Medio Adriatico e la spiegazione che offre punta sulla varietà dei settori. Un’economia che non dipende da un solo comparto assorbe meglio gli urti, e chi supera la bufera ne esce spesso rafforzato. I numeri lo confermano: nel territorio operano 34.733 imprese, per un fatturato complessivo stimato da Mediobanca a 1,321 miliardi di euro tra le sole aziende di dimensione media.

Nell’ultimo quinquennio il valore aggiunto della provincia è cresciuto del 2,8%, la performance migliore tra tutte le province abruzzesi secondo i calcoli della Cna. Nel 2025 le imprese teramane hanno contribuito per 1,8 miliardi di euro alle esportazioni regionali. Nel primo trimestre del 2026 l’Abruzzo è risultato la seconda regione italiana per interscambio con l’estero, superata soltanto dalla Toscana.

Le produzioni che escono dal territorio sono eterogenee. Ci sono gli stecchi di liquirizia che finiscono nei gelati venduti in tutto il mondo. Partono da qui anche formatori diretti in Marocco, Medio Oriente e Messico, che addestrano tecnici dei pozzi petroliferi. E qui si producono reagenti clinici spediti verso 150 Paesi diversi.

Dattoli attribuisce questa fase positiva anche agli strumenti pubblici a disposizione delle imprese: la Zes, la zona economica speciale abruzzese, i fondi del Pnrr, gli incentivi legati a Industria 4.0 e a Industria 5.0, più altri sostegni regionali. Avverte però che senza imprenditori capaci, quegli strumenti da soli non basterebbero: il passaggio generazionale resta uno dei momenti più delicati nella vita di un’azienda familiare.

Diverse imprese del territorio sono arrivate proprio a quel passaggio, alla terza o quarta generazione: è il caso di Aran Cucine, alla terza, e del Maglificio Gran Sasso, già alla quarta. Barberini, poi passata a Luxottica, risale al 1963. Cordivari, attiva nell’idrotermosanitario, è nata nel 1972. Il record di longevità appartiene però alla Menozzi-De Rosa di Atri, che ha superato i 180 anni di attività.

L’amministratore delegato Angelo Menozzi, alla guida di un’azienda con un fatturato medio di 6 milioni di euro, spiega la crescita con l’innovazione tecnologica, una maggiore attenzione alla sostenibilità e l’aumento delle vendite all’estero grazie a canali di distribuzione più ampi. Gli investimenti fatti grazie al piano Transizione 5.0 hanno permesso all’azienda di acquistare essiccatoi e taglierine elettronici capaci di alzare i volumi tagliando i consumi energetici. Lo stabilimento della Menozzi-De Rosa resta però fuori dal perimetro della Zes, l’area che agevola 14 comuni abruzzesi.

Il prossimo test arriva con i dati Istat sul commercio estero regionale del terzo trimestre: diranno se il primato di Teramo sull’export abruzzese si consolida, o se resta legato al ciclo favorevole di questi mesi.

Come riportato da Il Sole 24 Ore in un articolo di Raffaella Calandra del 18 agosto 2026, i dati sul territorio derivano da uno studio della Luiss diffuso dallo stesso quotidiano il 13 agosto.