I tassisti italiani si fermeranno per un’intera giornata martedì 15 dicembre 2026, con uno sciopero nazionale concentrato a Roma. Prima di quella data sono previste tre manifestazioni: a Milano mercoledì 11 novembre, a Napoli martedì 17 e a Firenze mercoledì 25. L’annuncio è stato riportato da Adnkronos martedì 27 ottobre, sulla base del comunicato unitario di sindacati e associazioni di categoria.

Il motivo dichiarato è il silenzio dell’esecutivo. Le sigle sostengono di aver dato un preavviso di mobilitazione e di non aver ricevuto alcuna risposta da quattro ministeri: Infrastrutture e Trasporti, Economia e Finanze, Interno e Imprese e Made in Italy. La riunione che ha portato alla proclamazione si è tenuta a Firenze.

Sul tavolo ci sono tre fronti. Il primo è la concorrenza delle piattaforme multinazionali, accusate di praticare tariffe decise con un meccanismo d’asta. Il secondo riguarda alcuni operatori Ncc, che secondo le organizzazioni violano le regole del settore. Il terzo è l’esplosione dei costi di gestione, che pesa sul conto economico di chi lavora con un’auto e una licenza.

La data del 15 dicembre, spiegano i firmatari, non è una scelta libera: la impone la legge 146 del 1990. Tra l’annuncio e lo sciopero passano così sette settimane, e le tre manifestazioni servono a riempire quell’intervallo. Per i sindacati l’obiettivo è convincere le autorità dello stato di difficoltà della categoria, prima che arrivi lo stop vero e proprio.

Il tono del comunicato è molto duro. Le organizzazioni definiscono il taxi un servizio pubblico poggiato su più pilastri integrati e dicono che qualcuno avrebbe deciso di favorirne la fine, a vantaggio di grandi interessi privati. Sono accuse politiche, rivolte alle piattaforme e all’inerzia del Governo, e arrivano da una sola parte del conflitto.

Colpisce anche ciò che manca. Il comunicato non dice di quanto siano cresciuti i costi di gestione, né quali norme le sigle vogliano cambiare, né quali controlli chiedano sugli operatori Ncc che accusano di irregolarità. Non risultano nemmeno stime sulle adesioni o sugli orari dello sciopero. Senza queste cifre, resta difficile misurare la distanza tra le richieste del settore e ciò che i ministeri potrebbero concedere.

Non c’è nemmeno una replica dei ministeri chiamati in causa, che le sigle descrivono come assenti. Una risposta, se arriverà, è il segnale da cercare nelle prossime settimane: da lì si capirà se il confronto si apre prima del 15 dicembre o se il calendario di novembre resta una semplice anticipazione.

Chi conta di spostarsi in taxi a Milano l’11 novembre, a Napoli il 17 o a Firenze il 25 dovrebbe controllare in anticipo le comunicazioni delle sigle locali: orari e modalità delle manifestazioni non sono stati precisati. Per il 15 dicembre a Roma conviene invece pianificare fin da ora un’alternativa.

Adnkronos, articolo di Stefania Marignetti pubblicato il 27 ottobre 2026.