Electrolux ha ridotto gli esuberi da 1.250 a 1.190 al tavolo con i sindacati, convocato mercoledì 28 ottobre al ministero delle Imprese. A far scendere il conto sono state 60 uscite volontarie con incentivo. Il negoziato però non è chiuso: i prossimi incontri sono fissati per lunedì 2 e martedì 3 novembre.

Nel conto rientrano anche 150 addetti dello stabilimento di Cerreto d’Esi, per il quale il gruppo ha annunciato la chiusura. Le uscite hanno toccato solo gli operai. Tra gli impiegati le eccedenze restano 600, quindi la parte più pesante del problema è ancora lì.

Fiom, Fim e Uilm giudicano insufficiente il passo avanti. I sindacati vogliono un’altra riduzione del numero e un pacchetto di strumenti per arrivare a un’intesa che, come riferisce Il Sole 24 Ore, si è rivelata molto complicata. La condizione comune è che ogni uscita resti volontaria.

Tra gli strumenti, i sindacati puntano sui contratti di espansione, che servirebbero a favorire il ricambio professionale. Al Governo chiedono di rifinanziarli e di sostenere gli ammortizzatori sociali utili per l’ultimo tratto della trattativa. Senza quei fondi, l’ipotesi resta sulla carta.

Il nodo più delicato è Cerreto d’Esi. Qui le sigle chiedono un impegno vincolante: mantenere i livelli produttivi attuali finché non arriva un investitore. Vogliono anche un tetto massimo all’uso degli ammortizzatori.

A Porcia la richiesta è tenere in fabbrica la produzione di lavasciuga. L’azienda ha concesso solo una disponibilità parziale: portare la quota che potrebbe restare dal 30% proposto nel confronto precedente al 50%. Per i sindacati è un’apertura, non una risposta.

Sul fronte degli organici, le sigle pretendono che Electrolux si impegni a non scendere sotto una soglia concordata. Per le sostituzioni chiedono di dare la precedenza a chi ha già avuto esperienze con contratti temporanei.

Il 2 novembre servirà a capire se esiste una cornice generale. Se la troveranno, i sindacati si dicono pronti a sedersi per costruire la sintesi, ma a quattro condizioni:

  • nessuna opposizione dell’azienda nelle procedure di mobilità, con i licenziamenti coatti esclusi formalmente;
  • turni a rotazione per chi finisce in cassa integrazione;
  • incentivi all’esodo da definire;
  • postazioni sufficienti per chi ha ridotte capacità lavorative.

Il dato sui 1.190 esuberi, quindi, è un punto di partenza e non un traguardo. Chi lavora negli stabilimenti coinvolti dovrà aspettare l’esito dei due incontri di inizio novembre per sapere se le richieste su Cerreto d’Esi, Porcia e ammortizzatori trovano risposta.

Secondo Il Sole 24 Ore, nell’articolo di Cristina Casadei pubblicato mercoledì 28 ottobre 2026.