Mercoledì 28 ottobre è stato firmato all’Aran il rinnovo del contratto nazionale per il triennio 2025-2027 delle Funzioni locali. Riguarda circa 400.000 dipendenti di Comuni, Regioni, Province, Camere di Commercio e Città metropolitane, e gli aumenti partono da dicembre 2026. Lo riporta QuiFinanza.

All’incontro erano presenti il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, e i sindacati di categoria. L’intesa è già in vigore: la Corte dei Conti ha dato parere favorevole e certificato il testo prima della firma definitiva.

Quanto cresce lo stipendio

L’incremento a regime è del 5,36% del monte salari. Tradotto in cifre medie, ogni mese un dipendente comunale riceve 152 euro lordi in più. Per chi lavora negli altri enti territoriali e nelle Camere di Commercio l’aumento medio è di 140 euro lordi.

Sono importi lordi e calcolati su una media. Quanto arriva davvero sul conto dipende dall’inquadramento, dall’anzianità di servizio e dalle aliquote fiscali e contributive di ciascuno.

Nell’Area dei Funzionari e delle Elevate Qualificazioni gli scatti a regime superano i 150 euro lordi al mese. Gli Istruttori, la vecchia categoria degli assistenti, ricevono incrementi parametrati sulla retribuzione tabellare. Gli Operatori, il livello di base, ottengono una crescita graduale della retribuzione di partenza.

Perché non c’è da aspettare

Di solito i rinnovi nel pubblico impiego arrivano anni dopo la scadenza del contratto precedente. Stavolta il testo è stato chiuso mentre il contratto era ancora in vigore, e copre il triennio cominciato a gennaio 2025. Per questo gli arretrati non si accumulano a lungo.

Le somme spettanti compaiono nelle buste paga di dicembre 2026 e toccano anche la tredicesima. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha sottolineato che la chiusura rapida dell’iter permette di pagare gli adeguamenti tabellari entro l’anno, con i conguagli inclusi nel cedolino.

Le novità che non sono in busta paga

Il capitolo più nuovo riguarda l’intelligenza artificiale negli enti locali. Gli algoritmi possono essere usati solo nel rispetto del principio di responsabilità umana: firma e decisione finale su ogni atto restano ai dirigenti. Gli enti dovranno anche formare il personale e seguire gli effetti delle nuove tecnologie attraverso gli Organismi paritetici per l’innovazione.

Cambia poi la gestione degli orari. Chi accumula un debito orario ha tre mesi per recuperarlo, e non più due. Gli enti devono organizzare i turni pensando a chi viaggia ogni giorno o vive in zone mal collegate.

Anche le visite mediche diventano più semplici. Quelle dal medico di famiglia vanno conteggiate tra i permessi pagati, 18 ore l’anno, che finora coprivano gli esami specialistici. Il contratto rafforza inoltre gli investimenti sul welfare aziendale e sulle misure per genitorialità e disabilità.

QuiFinanza non precisa se i tempi cambino da ente a ente, ma parla delle buste paga di dicembre. Chi lavora in un Comune o in una Regione dovrebbe quindi controllare il cedolino di fine anno, dove compariranno l’aumento e i conguagli.

Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia mercoledì 28 ottobre 2026, la firma definitiva è arrivata all’Aran.