Nel 2025 meno di metà degli occupati italiani si dichiara molto soddisfatta del proprio lavoro: 47,8%, contro il 51,1% del 2024. Lo dice il Rapporto Bes 2026 dell’Istat, uscito il 26 ottobre. L’occupazione intanto cresceva: 126 mila occupati in più nella fascia 20-64 anni, con un tasso del 67,6%.

Quanto ai criteri, l’Istat fa dare a ogni occupato un punteggio su una scala 0-10 a sei aspetti: guadagno, carriera, orario, stabilità, tragitto casa-lavoro e interesse per le mansioni. Il “molto soddisfatto” è chi totalizza una media da 8 a 10. Il confronto con il rapporto precedente è negativo su ognuna delle sei.

Lo stipendio cede più di ogni altra voce. Del guadagno in busta paga era molto contento il 41,3% degli occupati nel 2024. Ora la quota è del 35,6%. Sono 5,7 punti in meno, un calo che nessun altro aspetto eguaglia. Il paradosso è che i redditi hanno battuto i prezzi: secondo l’Istat il potere d’acquisto del reddito disponibile per abitante è cresciuto del 2,2% in un anno. Su trent’anni, però, la crescita reale dal 1995 al 2025 si ferma al 2,8%, perché i rincari recenti e la crisi del periodo 2008-2013 hanno lasciato segni non ancora cancellati.

Le altre voci vanno nello stesso verso. Il gradimento più basso è per la carriera: 32,0%, mentre un anno prima era il 36,2%. L’orario passa dal 49,7% al 44,8%, la stabilità dal 59,0% al 56,4%. Il lavoro in sé, cioè l’interesse per ciò che si fa, resta il punto forte con il 60,9% e perde solo 1,7 punti.

Uomini e donne sono vicini: 48,3% i primi, 47,1% le seconde. Le distanze maggiori si vedono su carriera e guadagno, dove le donne danno voti alti meno spesso.

Smart working in ritirata. Dopo lo stipendio, a peggiorare di più è il tragitto casa-lavoro: i molto soddisfatti passano dal 62,1% al 56,7%. L’Istat non mette in relazione i due dati, ma nel capitolo sul lavoro rileva che il lavoro da casa ha coinvolto l’8,2% degli occupati, contro il 10,3% dell’anno prima. Il calo va avanti dal 2022. Prima della pandemia, nel 2019, la quota era del 4,8%.

A tornare in sede sono i settori dove il remoto pesava di più. Informazione e comunicazione scendono dal 50,6% al 37,1%; finanza e assicurazioni dal 33,2% al 23,8%. Il Lazio è ancora primo con il 12,9%, ma lascia sul terreno 4,7 punti.

Il Centro perde più terreno. Qui i molto soddisfatti calano dal 54,0% al 49,7%, la flessione più ampia fra le aree geografiche. Il Nord è al 49,4%. Il Mezzogiorno, al 43,1%, ha il livello minimo. Conta anche il titolo di studio, per gli occupati con 25 anni o più: sono molto soddisfatti il 55,6% dei laureati, ma solo il 40,0% di quanti si fermano alla licenza media o a meno.

Contratti a termine e over 60. Gli occupati a termine superano di poco 2,8 milioni, 229 mila meno del 2024. Tra loro sale però fino al 21,3% il peso di chi ha lo stesso datore da almeno cinque anni. I passaggi al tempo indeterminato frenano: 12,3% nel 2024-2025, erano il 16,6% nel biennio precedente.

I 60-64enni con un impiego superano per la prima volta la metà: il tasso era 47,2% e adesso è 50,4%. Nella fascia 55-59 anni era 69,4% e ora è 70,9%. Sulle età avanzate pesa anche il rischio di incidenti gravi sul lavoro: secondo i dati più recenti, quelli del 2023, sono stati 16,0 casi ogni 10 mila occupati dai 50 ai 64 anni.

Il dato da seguire è la prossima edizione del Rapporto Bes: dirà se il malcontento per la busta paga resiste anche con un potere d’acquisto in crescita.

Money.it, 28 ottobre 2026, sul Rapporto Bes 2026 dell’Istat pubblicato il 26 ottobre.