La settimana che si apre lunedì 14 settembre ruota attorno a un solo appuntamento: mercoledì la Federal Reserve deciderà se alzare il costo del denaro, fermo in una forchetta tra 3,50 e 3,75 punti percentuali da dicembre 2025. A guidare il FOMC, il comitato di politica monetaria della banca centrale americana, è ora Kevin Warsh, succeduto a Jerome Powell dopo mesi in cui entrambi avevano scelto di lasciare invariati i tassi, per l’incertezza sulla crescita e sui prezzi legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Prima del verdetto di Warsh, il calendario è fitto di numeri asiatici ed europei. Lunedì arrivano la produzione industriale giapponese di luglio e i prezzi alla produzione cinesi di agosto. Martedì tocca a un pacchetto di dati cinesi su disoccupazione, vendite al dettaglio e investimenti, oltre all’indice Zew tedesco sulla fiducia degli investitori e ai prezzi al consumo di Francia e Spagna. Sono tutti tasselli che gli operatori useranno per misurare quanto l’inflazione energetica si stia già trasferendo sui prezzi al consumo fuori dagli Stati Uniti.
Il petrolio ha cambiato lo scenario in poche settimane. Il Brent è salito oltre 106 dollari al barile, e quella spinta sui costi dell’energia ha fatto risalire le chance di un rialzo mercoledì a circa il 70%, secondo le stime riportate da Money.it. Sarebbe il primo aumento dei tassi Usa dall’estate del 2023.
Il terreno era già pronto. L’indice dei prezzi al consumo statunitense di agosto ha segnato un aumento annuo del 3,4%, come previsto dagli analisti, con una variazione mensile dello 0,4%. Esclusi energia e alimentari, la crescita core si è fermata al 2,4% su base annua, ma il balzo mensile dello 0,3% ha superato le stime. È quel dettaglio, più del dato headline, a spiegare perché i mercati considerano la stretta quasi scontata.
Non sarà solo la Fed a muoversi. Giovedì 17 la Bank of England, l’istituto guidato dal governatore britannico, dovrebbe lasciare i tassi fermi al 3,75%, secondo il consenso degli analisti. Lo stesso giorno l’Eurostat pubblica la revisione dell’inflazione dell’area euro di agosto, primo dato utile per la Bce dopo il taglio della scorsa settimana. Venerdì 18 chiude la settimana la Bank of Japan: il mercato scommette su un quarto di punto in più, dall’1% all’1,25%, quella che sarebbe la prima stretta monetaria giapponese dopo mesi di tassi fermi ai minimi.
A completare il quadro ci sono due appuntamenti istituzionali. Sabato 19 si riunisce l’Ecofin, il tavolo dei ministri delle Finanze dell’Unione europea. Domenica 20 prende la parola Joachim Nagel: guida la Bundesbank e siede tra i governatori che decidono la linea della Bce, in un intervento che i mercati leggeranno come un’anticipazione sulla prossima mossa di Francoforte.
Chi ha un mutuo indicizzato all’Euribor o un conto deposito da rinnovare farebbe bene a guardare mercoledì sera, non solo giovedì mattina. Se la Fed alza i tassi mentre la Bce li ha appena tagliati, il cambio euro-dollaro diventa la variabile che deciderà il costo delle importazioni di energia e dei viaggi negli Stati Uniti nei prossimi mesi.
Calendario macro e stime riportati da Money.it in un’analisi di Laura Naka Antonelli pubblicata domenica 13 settembre 2026.