Nell’anno accademico 2026-2027 torna la no tax area, lo strumento che esonera dalle tasse, in tutto o in parte, chi ha un ISEE basso. Le fasce non sono uguali per tutti gli studenti: chi supera di poco un limite passa da zero euro a versare quote consistenti, ed è proprio lì che conviene guardare prima di iscriversi. Il meccanismo funziona a scaglioni.
Sotto i 22.000 euro di ISEE l’esonero è totale. Tra 22.001 e 24.000 euro la percentuale dovuta è il 20%, tra 24.001 e 26.000 euro diventa il 50%, tra 26.001 e 28.000 euro tocca il 75%. Uno sconto del 10% si applica quando l’ISEE arriva fino a quota 30.000 euro. Il calcolo si basa sull’ISEE universitario, che tiene conto dei redditi 2024 e si ottiene senza costi tramite un CAF, un commercialista o direttamente sul portale INPS con SPID, CIE o CNS.
Ogni ateneo può però alzare queste soglie rispetto ai minimi nazionali. La Federico II di Napoli concede l’esonero completo fino a un ISEE di 30.000 euro, mentre alla Bicocca di Milano il limite per accedere ai benefici si ferma a 28.000 euro. Prima di iscriversi conviene quindi controllare il regolamento tasse del proprio ateneo, non solo la tabella nazionale.
Restare sotto la soglia ISEE non basta per confermare lo sconto negli anni successivi al primo. Dal secondo anno serve anche il merito, misurato in crediti formativi universitari: bisogna arrivare ad almeno 10 CFU entro il 10 agosto del secondo anno, e a 25 CFU nei dodici mesi precedenti quella data per ogni anno seguente. Gli atenei riducono questa soglia per chi ha una disabilità certificata o un disturbo specifico dell’apprendimento, secondo regole decise internamente.
Esiste anche una via di esonero che non passa dall’ISEE. Chi ha un’invalidità del 66% o superiore ottiene lo sconto totale in automatico. I figli di chi riceve una pensione di inabilità possono accedere allo stesso beneficio presentando un ISEE valido insieme a una dichiarazione sulla composizione della famiglia.
Sulle date, gli atenei mantengono un margine di autonomia ma seguono più o meno lo stesso calendario, come ricostruisce Money.it. La prima rata cade di solito tra ottobre e novembre, la seconda tra dicembre e gennaio, il saldo finale tra marzo e maggio dell’anno successivo. Chi salta una scadenza rischia una mora: meglio controllare sul sito della propria segreteria studenti le cifre e le date precise, invece di fidarsi dei calendari medi di sistema.
Sul fronte dei costi pieni, chi non rientra in nessuna fascia agevolata paga ogni anno una cifra compresa tra 900 e 3.500 euro in un ateneo statale, con punte oltre i 3.800 euro nelle università più grandi del Centro-Nord (è nel Nord-Ovest che si registrano di norma i valori più alti). Negli atenei privati la spesa annua parte da 6.000 euro e può superare i 20.000. A questa cifra va aggiunta in ogni caso la tassa regionale per il diritto allo studio, che oscilla tra 120 e 200 euro e cambia in base alla regione di residenza e, in molti casi, alla fascia ISEE dello studente.
Chi si iscrive quest’anno per la prima volta dovrebbe calcolare l’ISEE universitario prima della scadenza fissata dal proprio ateneo. Senza quel documento l’università applica l’importo massimo previsto, anche a chi avrebbe diritto a uno sconto pieno.
Dati e soglie riportati da Money.it, articolo a firma di Patrizia Del Pidio pubblicato il 3 settembre 2026.