Lo Stato ha incassato, tra gennaio e giugno del 2026, poco più di 282 miliardi di euro di tasse, un aumento di quasi 5,7 miliardi rispetto ai primi sei mesi del 2025. Il Dipartimento delle Finanze lo scrive nel bollettino sulle entrate tributarie, diffuso il 5 agosto e ripreso da QuiFinanza: il gettito cresce del 2,1% sull’anno precedente. Il solo mese di giugno ha portato nelle casse pubbliche 60,3 miliardi, in aumento dell’1,4% sul giugno del 2025.
L’aumento arriva soprattutto dalle imposte indirette, spinte dall’Iva, mentre le imposte dirette procedono più lente, sostenute da Irpef e Ires. Nei sei mesi l’Erario ha raccolto 158,99 miliardi con le imposte dirette, in crescita dell’1,4%, e 123,39 miliardi con quelle indirette, in crescita del 3%. Le indirette guadagnano così terreno sul totale: crescono di 3,54 miliardi di euro sul 2025, un ritmo superiore a quello delle dirette.
L’Irpef, l’imposta che grava sui redditi delle persone fisiche, guida la classifica con 115,81 miliardi di euro raccolti, il 2,1% in più dell’anno scorso. Al suo interno, il pezzo che corre più veloce è quello dei dipendenti pubblici, saliti a 51,11 miliardi con un balzo del 4,7%; il settore privato ha versato una cifra quasi identica, 51,99 miliardi, ma con un ritmo più contenuto, l’1,8%. Gli autonomi restano il gruppo più piccolo, fermi a 8,01 miliardi ma comunque in crescita del 3%. Poco più indietro nella classifica, al secondo posto tra le voci del gettito, arriva l’Iva, che porta nelle casse dello Stato 85,21 miliardi, il 3,7% in più: qui a correre è soprattutto la componente sulle importazioni, salita del 10% fino a 10,02 miliardi, un ritmo doppio rispetto agli scambi sul mercato interno. Chiude il podio l’Ires, l’imposta sulle società, con 17,7 miliardi e un progresso del 4,1%.
Sul fronte delle accise il quadro cambia: quella sui prodotti energetici scende del 9,5% a 10,53 miliardi, frenata dal calo dell’elettricità, mentre il gas metano vola dell’82% a 2,12 miliardi. Anche i giochi arretrano a 3,64 miliardi, un calo del 6,3%, mentre il tabacco invece cresce del 2,7%, a 5,64 miliardi di euro. L’imposta di successione pesa poco sul totale, appena 620 milioni, ma segna il balzo più netto di tutti: il 29,4% in più.
Il Dipartimento delle Finanze non stila una graduatoria ufficiale dei settori che versano di più allo Stato: il bollettino ordina il gettito per tipo di imposta, non per categoria economica. Ricostruendo i numeri emerge comunque un quadro chiaro: sono le persone fisiche a reggere il grosso del carico via Irpef, le imprese lo sostengono soprattutto via Ires, mentre l’Iva pesa in modo trasversale su consumatori, professionisti e imprese, attraverso il meccanismo dei consumi quotidiani.
Per chi ha una partita IVA o un reddito da lavoro dipendente, il segnale da seguire non è il totale dei 282 miliardi, ma il ritmo dell’Irpef: se la crescita resta sopra il 2% anche nel secondo semestre, la prossima legge di bilancio avrà meno margine per tagliare il cuneo fiscale.
Dati ripresi da QuiFinanza, che l’8 agosto 2026 ha analizzato il bollettino sulle entrate tributarie diffuso tre giorni prima dal Dipartimento delle Finanze.