Sono oltre 1,05 i miliardi di azioni di Stellantis, Enel e Intesa Sanpaolo passate di mano sul listino milanese dal 3 al 14 agosto. Tre titoli che di solito non hanno molto in comune si sono trovati accomunati, per due settimane, da un volume di scambi fuori dal copione ferragostano abituale. Il dettaglio delle singole azioni racconta però tre vicende diverse, con gli scambi che si muovono in direzioni opposte rispetto alla media di luglio e i prezzi che seguono un percorso ancora più divergente. L’analisi, firmata da Money.it, incrocia le serie storiche di Borsa con le più recenti indicazioni degli analisti sui tre titoli.
Intesa Sanpaolo ha scambiato in dieci sedute 438,6 milioni di titoli, una media giornaliera di 43,86 milioni: l’86,2% del ritmo di luglio, quando la media si fermava a 50,86 milioni al giorno. Il titolo ha quindi già imboccato il consueto calo di liquidità dell’estate. Il prezzo ha però seguito il verso opposto. Partendo da 6,539 euro a fine luglio, la quotazione è arrivata a 6,917 euro il 14 agosto, un progresso del 5,8%. Gli analisti restano nel frattempo costruttivi: tra fine luglio Oddo BHF, Jefferies e RBC Capital Markets hanno confermato i loro giudizi positivi, alzando i target price fino a un intervallo compreso tra 7,20 e 7,40 euro. Il rialzo è arrivato dopo un trimestre che ha portato l’utile a quota 2,8 miliardi di euro, oltre le stime del mercato. Nei conti del semestre il gruppo ha inoltre indicato per l’intero 2026 un obiettivo di utile sopra i 10 miliardi.
Stellantis è il caso più delicato dei tre. I volumi hanno superato dell’8,5% la media di luglio proprio mentre le quotazioni perdevano quasi il 7%: un ribasso maturato quindi con una partecipazione del mercato sopra la norma, non in un listino svuotato dalle ferie. Da inizio luglio si è aperta una lunga sequenza di tagli ai target price. HSBC ha portato il giudizio da Hold a Reduce, riducendo l’obiettivo a 4 euro dai precedenti 5,50. La banca ha citato le scorte dei concessionari americani, che avevano raggiunto un livello di circa 93 giornate di vendita. Sulla scia di quella mossa si sono aggiunte revisioni al ribasso di JPMorgan, Citi e Banca Akros. Il taglio più severo è arrivato da Piper Sandler, che ha spinto la raccomandazione del titolo USA a Underweight. Il 3 agosto anche UBS ha declassato il titolo da Buy a Neutral, abbassando le stime sui margini operativi per il 2026 e per il 2027.
Nell’ultima giornata aperta prima della pausa, il 14 agosto, i volumi di Enel sono arrivati a circa il 146% di quanto si scambiava mediamente a luglio. È stato un picco isolato dentro un’attività complessivamente più alta del 7,1% rispetto al mese precedente. In questo caso il prezzo è sceso del 3,1%. Il consensus resta comunque meno negativo che su Stellantis. A fine luglio il target medio calcolato su un campione di analisti si aggirava sui 10,24 euro, un potenziale positivo di circa il 4% sopra le quotazioni di riferimento. Il ventaglio delle stime resta comunque ampio: va da un massimo vicino ai 12 euro a un minimo di 8,80.
La storia recente dei tre titoli avverte che la liquidità non torna in automatico dopo Ferragosto. Nel caso di Intesa, i volumi tornano sopra la soglia di luglio solo negli ultimissimi giorni del mese: un recupero che nella serie storica scatta a ridosso del 28 agosto e supera quota 106,1% della media di luglio. Anche allora, in appena metà degli anni osservati, quel livello si mantiene per tre sedute di fila.
Chi ha questi tre titoli in portafoglio dovrebbe guardare ai volumi delle prossime sedute prima ancora che ai prezzi. Che il titolo salga o scenda, un movimento accompagnato da scambi ancora sopra la media resta un segnale di convinzione del mercato. Lo stesso movimento in un listino sempre più fermo pesa molto meno nella lettura del trend.
Analisi e dati riportati da Money.it in un articolo di Gerardo Marciano, pubblicato il 16 agosto 2026.